Visualizzazione post con etichetta mohamed morsy. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mohamed morsy. Mostra tutti i post

martedì 4 dicembre 2012

Morsillini e l'egiziano


Mi sento un po’ come lo spettatore che dalla montagna guarda due treni scontrarsi a valle.

Potrei parlare dell’Italia, invece sto parlando dell’Egitto. Non che ami l’uno più dell’altra, però devo ammettere che le vicende di quest’ultimo siano di gran lunga più appassionanti. Non meno tragiche, ma almeno più dinamiche.

Morsillini (da Morsi + Mussolini, nomignolo che spopola su Twitter) in pochi giorni si è incoronato imperatore, ha varato una nuova costituzione che sarà sottoposta a referendum il 15 Dicembre e ha oscurato siti web e canali televisivi.

Grande scatenarsi dei media con titoloni allarmanti sulla sharia, la famigerata e temutissima legge islamica, occhio per occhio dente per dente,  le punizioni corporali, pena di morte. Tutto questo non è sharia, comunque, sharia vuol dire norme religiose, tant'è vero che si chiama sharia anche l’insieme di regole che formano il codice delle religioni cristiane ed ebraica. Tutte quelle brutte cose come la sottomissione elencate sopra sono invece parte degli hudûd: Termine che letteralmente significa « i limiti ». Nel linguaggio specifico dei giuristi musulmani (fuqahâ’), rimanda all'insieme delle pene relative all'applicazione del codice penale islamico. (Definizione tratta da qui)
Non che non siano abusate in alcuni regimi, ma almeno chiamiamo le cose con il loro nome.

Le parole sono importanti.

Piazza Tahrir è di nuovo gremita. Questa discesa tardiva di manifestanti mi lascia un po’ perplessa. Questo shock nei confronti di Morsi che con un colpo di mano si è preso tutti i poteri e ha varato un testo costituzionale in 15 ore (leggermente più islamizzato del precedente, qui un’analisi esplicativa) non lo capisco. Non mi sarei aspettata niente di diverso. Anzi, mi domando perché abbia aspettato così tanto a far vedere la sua natura.

Non voglio puntualizzare l’ovvio, ma avete voluto la bicicletta?

Abbiamo visto i risultati del referendum precedente e anche delle elezioni (per quanto poco trasparenti possano essere state, tanto da essere boicottate dai gruppi rivoluzionari. E anche lì, sinceramente avrei fatto meno la fighetta).
Lo strumento ce l'avevano, non l'hanno usato. Il 47% di affluenza in un paese che ha ribaltato un raìs trentennale è troppo poco, la scarsa partecipazione è stata eclatante.

Ora tutti in piazza.
Qualche centinaia di migliaia di persone, forse un milione, ma non sarà la piazza a cambiare l’Egitto.

C’è il 40% di analfabetismo, e se lo uniamo all'orgoglio di appartenenza alla religione che è insito nell'essere egiziano, lo portiamo a votare chi della religione si fa il paladino.
Ma svegliatevi!!! Vi hanno negato l’istruzione per anni, a causa di infrastrutture indecenti muoiono interi pullman di bambini e voi vi perdete dietro a falsi predicatori di principi che si guardano bene dal rispettare? Vi perdete dietro alla libertà di velo delle hostess dell’Egyptair mentre 2 strade più in là delle famiglie intere (e quando dico famiglie dico 10-12 persone, non 3-4) vivono nei sottoscala senza le più basiche condizioni igieniche?

Alle volte ho l’impressione che l’egiziano non si voglia bene, che non si prenda cura di sé (e attenzione… è haram!):  il concetto di pericolo pare non sfiorarlo minimamente.  La cintura di sicurezza non è un optional da mettere nei punti di controllo e da staccare immediatamente dopo perché è fastidiosa , tuo figlio non è al sicuro nel posto davanti con te solo perché è fra le tue braccia, gli infissi arrugginiti di alcuni microbus sono armi batteriologiche, la macchina non è sicura solo perché si accende, tanto per dirne qualcuna.
La mentalità un po' menefreghista o se vogliamo fatalista (gul ya rab) gioca molto a sfavore del suo stesso interesse: non vado dal dentista perché non mi fa male il dente, non pago l'assicurazione anche se faccio l'autista perché inshallah non ammazzo nessuno (e non sto parlando di chi non ha le possibilità economiche), tengo il bambino davanti perché così sta buono, compro la turca (senza sciacquone) anziché la tazza perché costa meno e hai visto mai che il vicino pensi che poi me la tiro.


Comunque.

All'egiziano non mancano l’ingegno e la creatività, nonché la voglia di ridere e una discreta dose di pragmatismo. Sono convinta che, se si concentra, può fare grandi, grandi cose.

Yalla, ya Masr!

martedì 29 maggio 2012

Di che morte morire





Questa vignetta di Carlos Latuff esprime molto bene la situazione politica egiziana: al ballottaggio presidenziale ci saranno Mohamed Morsy, dei Fratelli Musulmani e Ahmed Shafiq, il cui idolo è Mubarak.

Ora gli egiziani dovranno solo scegliere di che morte morire.

A farla tragica.

A voler trovare il bicchiere mezzo pieno, si può dire che le ideologie rivoluzionarie avrebbero vinto se si fossero unite in meno candidati (anche se, per amor di verità, bisogna ricordare che il vero rivoluzionario purista non è andato a votare, considerando il sistema elettorale corrotto e da riformare costituzionalmente). Basti pensare che il terzo classificato, Hamdeen Sabbahi, ha ottenuto il 20% dei voti, e in roccaforti islamiche quali Cairo, Giza e Alessandria.

Come raccontato benissimo nel blog in 30 secondi, a posteriori fa quasi ridere il grande successo del primo dibattito televisivo "all'americana" tra Amr Moussa (ex segretario generale della Lega Araba) e Abu el Futuh (strano personaggio ex Fratello Musulmano, sostenuto da salafiti, liberali, laici, anche copti), considerati i due favoriti.

Non voglio fare la complottista a tutti i costi, ma sembrerebbe una mossa per sviare l'attenzione dai candidati che, alla fine della fiera, sono risultati i due vincitori e gli interlocutori perfetti per l'occidente. Shafiq per continuità storica, data la sua adorazione per l'ex raís, e Morsy perché, come spiegava il sopracitato blog già un anno fa, i Fratelli Musulmani "sono il referente naturale delle amministrazioni americane perché altri soggetti sono o troppo deboli (i cosiddetti “liberali”) o troppo in conflitto con gli interessi americani", e perché "il potere dei Fratelli Musulmani assicurerebbe, più o meno, lo stesso genere di “stabilità” che c’era con Mubarak. Con un surplus di globalizzazione, che a Washington non fa per niente schifo".

Parlo con tanti egiziani, e sento molti punti di vista: quello degli elettori di sinistra, che votano Sabbahi, quello degli ossessionati dal problema della sicurezza, che votano Shafiq, quello dei fissati con la religione che votano Abu el-Futuh. Alla fine non sono gli integralisti a votare per Morsy, sono i leghisti. Lo so, sembro pazza, ma di carroccio me ne intendo, modestamente vengo da un bacino elettorale leghista di tutto rispetto, oltre che ultimo baluardo degli ultimi singhiozzi del partito. Insomma sono uguali: creduloni, ex comunisti molto spesso, religiosi quando gli pare, interessati al ritorno economico, xenofobi di convenienza, etc.

Togliendomi le vesti da complottista, sono un po' arrabbiata con gli egiziani: mi aspettavo un'affluenza alle urne molto più copiosa. Che cosa mi rappresenta questo 43% degli iscritti alle liste elettorali (50 milioni sugli 80 milioni aventi diritto)? Ya ragel!

Non sono sconvolta per il successo di Morsy (anche se mi dispiace), perché so bene dove si stava dirigendo l'Egitto da molti anni a questa parte, un po' in contrapposizione al regime mubarakiano, un po' in reazione alla crisi economica, un po' come conseguenza delle mancate riforme sull'istruzione, considerando anche che i Fratelli Musulmani, pur essendosi divisi in varie fazioni, sono l'unica forza politica in grado di costituire un partito vero e proprio, sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello monetario. Sono allibita dalle preferenze accordate a Shafiq, proprio come Baraem nel suo blog.

I voti degli egiziani all'estero sono stati, invece, molto interessanti. Bassa affluenza comunque, perché evidentemente la registrazione online non era facile per tutti. In ordine di preferenza, i risultati sono stati: Mohamed Morsy, Abu el-Futuh, Hamdeen Sabbahi, Amr Moussa e Ahmed Shafiq. Morsy vince anche all'estero, emblema della proiezione politica dell'egiziano medio all'estero: i Fratelli Musulmani sono quelli che portano avanti la loro identità religiosa, che coincide con quella sociale (e purtroppo, ora, anche politica) e conferisce loro legittimità come individui e come comunità; i Fratelli Musulmani sono quelli che, assieme alle loro rimesse, hanno aiutato e dato fiducia alle loro famiglie, andando porta a porta a fare propaganda e a regalare generi alimentari. Gli egiziani e il mangiare, si sa, sono un po' come gli italiani e il mangiare. Inscindibili.

Shafiq non ha avuto particolare seguito all'estero, ma la pubblicazione dei risultati prima delle elezioni in Egitto ha, a mio modesto parere, influenzato il voto del già influenzabile egiziano nei confronti di Morsy. E anche questo mi fa un po' pensare a manipolazioni o brogli (già denunciati) da parte del regime.

In conclusione, propongo l'immagine che ho io dell'Egitto e degli Egiziani nell'ultimo periodo. Non prendetevela a male, è pieno d'affetto.