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lunedì 12 gennaio 2015

Banality Fair

Un post a quattro mani, riflessioni tra Como e Bruxellles.

Non mi è venuto in mente un titolo migliore, leggendo la maggior parte dei discorsi nati in questi giorni, correlati agli eventi di Parigi. Eccomi col mio personale contributo alla fiera delle banalità. Banalità, lo so, sono i punti che sottolineo e rimarco, elencati un po' a caso, non sono riuscita proprio a trattenermi...
Postilla: Meg, da intellettuale qual è,  teme di essere banale perché quello che scrive le sembra dettato semplicemente dal buonsenso. Pensa che sia superfluo rimarcare alcuni punti, perché, diamine, ancora lì siamo? Sì, megghina. Quindi le banalità sono degli altri, perché sono ignoranti nel senso che ignorano, ma peccano di ignoranza attiva, di cui nulla è più terribile, per dirla alla Goethe.  Repetita iuvant, a costo di farne un mantra. Oooooooooohmmm.

Vago per la tivù e mi capita di sentire, da parte di un noto editorialista del Corriere della Sera, pronunciare queste parole: “Se parliamo di terroristi islamici, di islamisti, di fanatici dell’Islam, come si può sostenere che l’Islam non c’entri nulla?”.
La domanda qui sopra sembrerebbe non fare una piega, seguendo il pensiero logico delle prime fasi dell'età evolutiva, quel periodo della vita cioè in cui crediamo ancora in Babbo Natale e nella Fatina dei Dentini, per intenderci.
Banalità numero 1: questo ragionamento è di una superficialità disarmante. Ignora deliberatamente quelle che sono le mille sfaccettature dell'Islam, in quanto religione, così come il milione di sfaccettature politiche e sociali dei contesti all'interno dei quali il fanatismo e il terrorismo di matrice islamica si sono sviluppati e si alimentano.
Una postilla alla Banalità numero 1: non è che perché noi siamo ignoranti e non conosciamo la storia dell'Africa o del Medio Oriente, ci dobbiamo convincere che Africa e Medio Oriente siano due buchi neri senza storia, fermi al Medioevo, dominati da logiche tribali e guidati da fedi sanguinarie (qui il riferimento all'ultima strage firmata Boko Haram è fin troppo facile). Ci sono svariati libri che possono farci capire qualcosa di più. "Postcolonialismo" di Achille Mbembe secondo me va letto.
Aggiungerei la postilla numero 2 alla banalità numero 1: bisogna fermare i clandestini. Perché questi  2 franco algerini, che sicuramente parlano l'arabo peggio di me, per l'italiano medio sono scesi da un barcone. Che siano nati, cresciuti, vissuti e pasciuti nella nostra Europa laica e liberale non ci dice niente, perché è colpa dell'islam, questo grande fratello demoniaco che è insito nel dna di chi viene "da quei paesi là". Noi non sbagliamo un colpo. Le nostre istituzioni sono perfette, il sistema sociale è impeccabile ed è sempre e solo colpa dell'islam. Capire dove nascono queste cellule, perché proliferano, studiare una strategia per combatterle non è affar nostro, perché è colpa dell'islam. Ci pensi l'islam, oppure annientiamo l'islam, a seconda delle correnti di pensiero.

Le citazioni tratte dal Corano, per giustificare quanto sia embedded nel Musulmano medio il desiderio di provocare morte tra gli infedeli, si sprecano. Dimenticando, come scrive Stefano Feltri, che "anche Gesù dice che bisogna tagliare la mano che dà scandalo, ma non è molto appassionante discutere se si tratti di un invito a sacre mutilazioni o di una metafora", e che Banalità numero 2: se estrapolo una frase dal contesto posso utilizzarla per dire tutto e il suo contrario. Oggi pretendiamo, da parte dei rappresentanti delle varie comunità islamiche, spiegazioni, scuse e quant'altro. Però...
Anche Charles Manson ha ucciso nel nome di una religione che si è inventato lui, ma nessuno ha mai avuto dubbi sul fatto che fosse "semplicemente" uno psicopatico, come lo è Breivik, il terrorista norvegese "integralista cristiano". Fa notare anche KareemAbdul-Jabbar sul Time: "quando il Ku Klux Klan incendia una croce nel cortile di una famiglia di neri, ai cristiani non è richiesto di spiegare in che modo queste azioni non sono cristiane".  Perché?
Ma proprio filosoficamente non sono d'accordo con il dissociarsi e il condannare, e nemmeno con il #notinmyname. Capisco che in un periodo di carenza neuronica cosmica come questo, potrebbe essere utile che nel mezzo d'informazione principale (Barbara d'Urso, ovviamente) passassero dichiarazioni e manifestazioni a favore dell'islam moderato, ma anche lì, è sbagliato dal punto di vista semantico. Non esiste l'islam moderato, l'islam è moderato, come qualsiasi altra religione. Anzi, non è nemmeno moderato. C'è chi ci nasce 
e chi lo sceglie, alle volte è solo una contingenza geografica. Ma ecco chi lo spiega meglio. Esiste l'estremismo, il fanatismo, e non vedo perché doversene dissociare. Mi sembra inutile, superfluo, banale.
Faccio un volo pindarico. E' come quando non ho sentito la necessità di incavolarmi all'accusa ai giovani di essere "choosy" da parte della Fornero: so di non esserlo quindi non colgo l'offesa.
Vengo da una regione in cui l'assessore alla cultura ha emesso una circolare perché i presidi obblighino i genitori dei ragazzi musulmani a condannare l'atto di terrorismo. Se non è terrorismo questo! Ma come si può? Dovrei dissociarmi dall'essere nata in una regione che produce tante menti piccole e ignobili?
Come italiana dovrei dissociarmi dalla mafia come prima cosa la mattina appena mi sveglio?

Oppure, e qui scatta la Banalità numero 3: cavalcare l'onda del discorso sui giovani immigrati o figli di immigrati, colpevoli di essere male integrati, ignorando deliberatamente problematiche quali la disoccupazione, o la giustizia sociale. Aspetti sui quali dovremmo invece iniziare a riflettere, seriamente. C'è chi sostiene che siano cresciuti con latte e odio, che siano geneticamente predisposti alla violenza, che dovremmo rimandare "tutti in Marocco".





Questo concetto merita un breve excursus:
Per Marocco ovviamente si intende la grande Nazione dalla quale provengono tutti i Marocchini. Voi pensate di sapere cosa siano i "Marocchini", mi spiace ma in realtà non è così: si tratta di una macrocategoria sociale che comprende persone dalle più varie nazionalità tutte ritenute atte a svolgere il fondamentale ruolo di vu' cumprà sulle italiche spiagge. E' importante saperlo, altrimenti si rischia di incorrere in equivoci.
Ok, va bene, allora su Gabriele Carugati, nome di guerra Arcangelo, cosa vogliamo dire? Che ha avuto un'infanzia difficile, con i genitori leghisti, in provincia di Varese? O c'è un movente religioso dietro la sua partenza per il fronte Ucraino? O forse il vero padre è l'idraulico tunisino del paese, da qui avrebbe origine la sua naturale predisposizione alla violenza?

Un amico mi scrive: "Questi barbari non ritengono la vita un valore, questo complica la possibilità di una loro redenzione ad un'esistenza pacifica su questa terra".
Anche l'Arcangelo qui sopra non è che vada in giro a portare la pace nel mondo, armato fino ai denti. In ogni caso è importante identificare chiaramente a chi ci si riferisce parlando di "questi barbari".
I "Marocchini"? No, ok, è una battuta.
Gli attentatori? Della loro redenzione vi interessa? Banalità numero 4: Nessuno di noi è il Padreterno, la redenzione se la vedono con chi di dovere. Impedire che facciano del male ad altre persone, questo sì è importante, siamo tutti d'accordo. Benissimo. Come mai (lo dice anche Libero, non solo i giornali comunisti) "i servizi segreti algerini avevano allertato il 6 gennaio Parigi di un attacco terrorista imminente", ma questa allerta pare sia stata ignorata dai servizi segreti francesi?

Ce ne sarebbero anche tanti altri in merito, ma se avete voglia, leggete questo articolo di giugno: "Irak: chi Arma l'ISIS e perché gli USA noninterverranno"

Banalità numero 5: insomma, siamo italiani. Siamo il Paese dove uno va a prendere le sigarette e muore crivellato da colpi di mitra perché ha la sfiga di essere omonimo di un boss scissionista. Siamo il Paese dove esistono realtà come lo Zen, il noto quartiere di Palermo. Siamo il Paese che ha ispirato testi come "La Pelle" di Curzio Malaparte, giusto per non dimenticare cosa eravamo fino a qualche anno fa, come ci avevano ridotto la guerra e la fame. Non ai tempi delle Crociate, ma qualche decennio fa. Alla luce di ciò mi chiedo: perché abbiamo sempre voglia di sparare giudizi morali a raffica, dal caldo dei nostri salotti, prendendo per verità incontestabili quelle che ci propinano i media (tra cui anche le simpatiche uscite di Salvini) senza farci domande e soprattutto sentendoci sempre tanto superiori? Sento proprio adesso su La7: "Vai nel loro Paese con una croce e ti fanno un buco di cu** così". E vabbè...

"Alla violenza si risponde nell'immediato con l'espressione di maggior forza per avere la meglio". Banalità numero 6: Il rischio è di bombardare a caso un presunto deposito di armi dell'ISIS, salvo poi "sbagliarsi" e distruggere una scuola. Oppure mi vengono in mente, ad esempio, le torture e gli abusi perpetrati dalla CIA nei confronti dei prigionieri. Crediamo fermamente che tutte le persone torturate se lo meritassero, che comunque sia stato un sacrificio necessario per il bene del pianeta? Le vite di queste persone che valore hanno? Meno di altre? Ah ma allora forse anche per noi la vita non è un valore poi così importante e universale...

In ogni caso #iononsonoinguerra.

Scrive Paola Caridi: "Noi, noi siamo (stati) in guerra contro di loro. Sulla loro terra. Per anni. Nella presunzione di battere il terrorismo internazionale dell’11 settembre e consegnare un modello di democrazia sui fusti dei nostri cannoni. La colpa più grave di questi tempi, però, è che noi europei siamo in guerra con noi stessi, con quegli stessi valori dietro ai quali razzisti e islamofobi si stanno ora nascondendo. Noi siamo in guerra contro i diritti civili, che nei fatti non riconosciamo a tutti coloro che vivono in Europa. Noi siamo in guerra contro la tolleranza, anzi, contro il rispetto che dobbiamo a ogni essere umano. Noi siamo in guerra contro coloro su cui applichiamo con una ipocrisia senza pari il doppio standard: da noi vige la democrazia, voi vi potete tenere i vecchi e nuovi dittatori che a noi fanno comodo. Noi siamo in guerra contro coloro di cui non riconosciamo la sofferenza: i profughi che stanno morendo di freddo in Libano e Siria, i civili ammazzati dagli eserciti statunitense e britannico in Iraq, i migranti morti annegati nel Mediterraneo, i palestinesi tra le macerie (ora alluvionate) di Gaza".

Banalità numero 7: a proposito di ipocrisie... Tra i "potenti del mondo" che hanno sfilato a Parigi anche Bibi Netanyahu. Tralascio il suo CV, comunque chissà cosa ha da dire sul 22 luglio 1987, quando su un marciapiede di Londra veniva ucciso Naji al-Ali, disegnatore e vignettista palestinese che usava i suoi disegni come strumento di lotta politica nell'ambito della questione palestinese. 
Vi invito a riflettere sul fatto: Netanyahu in prima fila ad una marcia di pace. Il mondo è strano.



Non posso non tirar fuori anche la Banalità numero 8 sulla libertà di stampa, ma giuro che è l'ultima. Fanno un po' sorridere le prese di posizione "senza se e senza ma" a favore della libertà di stampa da parte nostra, che considerata la classifica mondiale siamo al 49° posto, dopo Haiti e Niger. Leggo su 1000 bolle blog e mi trovo d'accordo: "In Italia, nei mesi passati, quando si sono sollevate questioni spinose riguardanti la libertà d’espressione a casa nostra (penso al film La trattativa continua di Sabina Guzzanti, al caso dei cani impiccati a Telejato) nessuno si é preoccupato di difendere il diritto di dire la verità, di cercare di togliere il nostro paese dal Medioevo morale e civile nel quale è piombato negli ultimi vent’anni".
Esatto. I #jesuischarlie de noantri sono quelli che non hanno battuto ciglio quando Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti sono stati marchiati a fuoco dalla mano della democrazia libera, della libertà di stampa che tanto strenuamente difendono.
Il sopracitato Salvini inneggia alla libertà quando una delle sue attività principale nella sua pagina Facebook è bannare chi osa contraddire le sue sparate.




E a questo punto forse ne ho dette anche troppe.
Ma anche no.

domenica 23 settembre 2012

La rabbia musulmana?


Ancora una volta, dopo un episodio per il quale il mio odiato "compagno di studi" Samuel Huntington si sarebbe baciato i gomiti, avevo deciso di non commentare, di non fare la solita hippy amica dei popoli.

Sto parlando di tutto l'ambaradan scatenato dal trailer dello pseudo-film "L'innocenza dei musulmani".

In realtà, sono stata un bel po' incavolata con l'ottusità di entrambe le parti e il potere che questa stessa ha nelle menti del cittadino medio, e mi sono un po' scoraggiata.
Pessimismo e fastidio si sono impadroniti di me.
Sai che novità, diranno quelli che mi conoscono. Beh, però sanno anche che poi mi ripiglio.

Quello che segue non è farina del mio sacco, il mio stato apatico non mi ha permesso di formulare frasi di senso compiuto, ma esprime benissimo il punto di vista di questo blog (Meg, ti chiamo così in causa per risvegliare un po' anche te ;) )

Da Tutto in 30 Secondi

Per il Secolo XIX i “3mila manifestanti salafiti” di Bengasi giustificano un titolo che evoca un ‘”islam in rivolta”.
Ricordiamo  ai redattori del Secolo XIX che 3mila (salafiti di Bengasi) diviso 1,6 miliardi (di musulmani nel mondo) fa 0,000001875.
Lo 0,000001875% dei musulmani sono “l’islam in rivolta”?
E tutti gli altri, cioè il 99,999998125%?
Per Giornalettismo “l’islam”, che tutti sappiamo essere una persona o comunque un’entità unica senziente capace di sentimenti, “si offende”. 
Infatti, prima erano gli islamici, e ne avevamo già ampiamente parlato qui e qui, ora è l'islam in toto il nemico, lo spauracchio, il babau.

Questo si riallaccia a un articolo pubblicato da Avaaz, che ho trovato in inglese e in francese, ma, ahimè, non in italiano. Lo riassumo a vantaggio di chi legge solo l'italiano, ma vi invito a cliccare sul link per vedere le foto.

Chi ha paura della rabbia musulmana?
La copertina di Newsweek, quotidiano statunitense, cavalca l'onda generale dei media nelle ultime settimane: il mondo musulmano brucia di rabbia anti-occidentale a causa di un film islamofobico scendendo a frotte nelle piazze e terrorizzandoci. Ma è veramente così?
Forse ci sono cose che sono sfuggite ai media:
  1. Si stima che il numero di partecipanti alle proteste sia  tra lo 0,001% e lo 0,007% del miliardo e mezzo di musulmani nel mondo - una misera frazione anche di colori che erano scesi in piazza per la primavera araba
  2. La maggioranza delle proteste sono state pacifiche. L'assalto alle ambasciate straniere è stato organizzato da gruppi di salafiti 
  3. Le autorità libiche e americane ipotizzano che l'assassinio dell'ambasciatore statunitense in Libia sia stato premeditato per l'11 settembre, e che non sia necessariamente legato al trailer.
  4. Esclusi gli attacchi dei gruppi estremisti in Libia e in Afghanistan, un'inchiesta del 20 settembre rileva che i manifestanti non hanno ucciso nessuno. I morti denunciati dai media sono contestatori uccisi dalla polizia.
  5. Praticamente ogni leader, occidentale e musulmano, ha condannato il film così come le violenze che ne possono essere scaturite
  6. Il papa era in Libano all'apice delle proteste e i leader di Hezbollah hanno assistito al suo sermone, si sono astenuti dal protestare durante la sua permanenza, e hanno invocato la tolleranza religiosa. Sì, è accaduto.
  7. Dopo l'attacco a Benghazi,  cittadini comuni si sono riversati nelle piazze di Benghazi e Tripoli con manifesti di scuse, molti anche in inglese, spiegando che la violenza non li rappresentava né come individui né come fedeli.
Da notare anche che molte notizie di rilievo internazionale sono state sepolte dall'allarmismo della rabbia musulmana: in Russia decine di migliaia di manifestanti hanno protestato a Mosca contro il presidente Putin, centinaia di migliaia di Portoghesi e Spagnoli si sono riversati nelle piazze contro i piani anti-austerità, e più di un milione di catalani hanno marciato per l'indipendenza.

 Concludo con un video. Stop the Clash of Civilizations (Ferma lo scontro di civiltà).






mercoledì 16 novembre 2011

Perle di saggezza sul velo (pietoso)

A volte mi appassiono delle piccole cose.

Un articolo di repubblica intitolato "Si tolga il velo o esca dal tribunale" linkato e commentato da Metilparaben, un blog che mi piace moltissimo.
Qui lancia una provocazione e si chiede se il giudice si sarebbe comportato allo stesso modo con una suora.


Trovo molto puntuali le sue analisi, ma quello che mi fa davvero spanzare sono i commenti su Facebook dei siti che le ripropongono. Che ridere. Oltre a una discreta chiusura mentale e alla completa mancanza delle più basilari regole grammaticali, noto anche una dilagante difficoltà di apprendimento: se molti si fossero presi la briga di leggere l'articolo, avrebbero visto che non c'è da discutere sul volto che era chiaramente scoperto.

Tralasciando il fatto che di ragioni per portare il foulard in testa, poi, ce ne sono molte: chemio, alopecia, trapianto (il nostro Mr B. è andato in parlamento, con la bandana), vezzo, moda, lutto, etc. etc. anche nella nostra, di cultura.

E vorrei tanto sapere perché la maggior parte degli intervenuti dia per scontato che il volto sia coperto da un burqua o burka (come translitterato comunemente ed erroneamente), dove cavolo li vedono tutti questi volti coperti? Da dove viene tutto questo terrore sconclusionato? Vorrei che ciascuno di loro contasse quanti ne ha visti nella sua vita. Personalmente, io, in Europa, ne ho visti 3 (tre).

Di seguito qualche esempio esilarante:


per fortuna ci sono ancora persone che ragionano!! mi ricordo che passai 2 volte davanti e mi fermarono perché avevo il capuccio!
Davanti a cosa? Al tribunale? Con un capuccio in mano? La prossima volta prova con un macchiato


Ha bene si le suore non hanno il viso coperto e gli stranieri dovrebbero accettare le nostre usanze dato che hanno deciso di venire in italia
(vabbè, troppo facile)


Siamo in ITALIA !!! Finiamola di calare le braghe, se noi donne andassimo nei loro paesi ci dovremmo ADATTARE FORZATAMENTE alle loro barbare usanze !!!! QUINDI PIANTIAMOLA CON QUESTO BUONISCOMO DEL KECIUP che ci porterà alla SOTTOMISSIONE, alla perdita dei nostri valori, alla cancellazione totale della nostra cultura CIVILE !
(quindi io sarei una buonisca del keciup? Fico!)


religione: cancro dell'umanità e del pianeta. Prime nella lista: cattolicesimo, islamismo, religione ebraica. Ci avete rotto il cazzo
(bonjour finesse e non sapevo che l'islamismo fosse una religione)


Dacci anche il nome di questo "signore", cosí che possiamo fargli ricevere i nostri complimenti!
(signore tra virgolette in senso ironico o…?)


scusa ma le suore mica sono mussulman.....e poi sono spose di cristo...hanno pure la vera matrimoniale al dito a volte...eh si e'... sancta romanae ecclesiae docet........
(quanta cristianità in queste parole)


proviamo invece NOI DONNE occidentali ad andare nei paesi musulmani vestite come OVUNQUE VESTIREMMO.... in alcuni posti rischieremmo persino la vita...e qualcuno parla di civiltà di quei paesi? e qualcuno osa dire che l'occidente fà le guer...re ???? e loro che fanno? le peggiori crudeltà le abbiamo viste proprio in quei paesi: CHIEDETELO AI LIBICI, AGLI AFGANI, AI TURCHI, AGLI ARMENI, AI MAGREBINI, AI FILIPPINI....LA LISTA è LUNGHISSIMA
(va bene)


INIZIAMO A PARLARE DI RECIPROCITà O LE REGOLE DEMOCRATICHE VALGONO SOLO DA NOI?????
(e quindi????)


Coloro che criticano la decisione di quel giudice, sono gli stessi che accettano come grande «conquista» la societa' multiculturale che vogliono imporci i grandi poteri sovranazionali e che e' gia' fallita ovunque in Europa. Le regole di un paese e la propria identita' culturale devono essere preminenti e valide per tutti, pena il declino e lo scardinamento del paese.
(attenzione, è un discepolo di
Breivik)

Quando vado in sinagoga mi copro il capo, se no sto fuori. Quando la mia ragazza entra in una moschea si copre le spalle, se no resta fuori. Quando si va in tribunale, ci si leva il velo dal viso. Se no stai fuori.
(tutto giustissimo, a parte non aver letto l'articolo)


ma la suora non ha il volto coperto,state alle nostre regole e vi integrerete
(e tu leggi prima di commentare)


Ma tutti questi "filoislam" non potrebbero andare a fare i cammelieri nel deserto arabico? Loro troverebbero un lavoro, noi ci libereremmo di una buona fetta di idioti rompicoglioni.
(suppongo di essere appena stata categorizzata. Allora rispondo che basandomi su questo concetto resto dove sono, visto che accetto, seppur a fatica, l'esistenza di esseri che la pensano come te)


L'islamismo è una religione del cazzo. Micidiale e distruttrice per le donne. Una vera schifezza
(l'islamismo non è una religione, ma fa niente)


la suora è una professionista,l'interprete no
(detta cosi' è un po' ambigua…)


molte di queste donne musulmane ( e dico molte, perchè non sono certo che sia così per tutte ) quando erano nel loro paese, andavano a capo scoperto. A cosa è dovuta tanta improvvisa "conversione" ?
(questo è un grande)


ooopss.. avevo letto male... si.. allora è stata pura polemica antisemita se nn corrotta da parte del giudice!!
(7+ per l'impegno)


Io invece no e sono d'accordo col giudice. Le suore sono delle religiose e al 100% e' una loro scelta portare il velo. Il velo musulmano e' invece per tutte le donne e in moltissimi casi non e' una scelta delle donne portarlo. Io sono contro a prescindere e ritengo triste e preoccupante incoraggiare e applaudire all'uso del velo.
(mi chiedevo quando sarebbe arrivata quest'osservazione)


Probabilmente una suora invece in un paese musulmano non sarebbe nemmeno potuta entrare....
(grande!)


Non rompete le scatole, sono in italia e dunque l'italia agli Italiani!Se vado nel loro paese mi puntano un fucile dentro il culo e mi fanno fuori solo per il fatto di essere occidentale e di non essere musulmana!!!!!!
(detto da una donna è ancora peggio)


Io cambierò idea, che è l'opposto della tua, quando in un tribunale di un Paese musulmano sarà permesso anche solo l'accesso ad un appartenente ad un'altra religione!!!!
(troppo facile, mi ritiro)


Non mi viene una conclusione degna di queste perle di saggezza. Hanno vinto.
Stendiamo un velo pietoso.

martedì 26 luglio 2011

women and demons




Parto da un video di musica Zar, che mi ha fatto venire voglia di scrivere un post della serie forse non tutti sanno che...
Rimango sul superficiale, poi se qualcuno volesse approfondire posso consigliare qualche libro.

Un passo indietro.
Siamo in Egitto. Entriamo nel campo di quello che è comunemente definito "popular islam", NB: questo termine è una categoria CULTURALE e non TEOLOGICA. L'islam "popolare" si contrappone all'islam ortodosso perché comprende un'infinità di varietà regionali nei modi in cui la religione è percepita dalle masse, contemplando ad esempio il culto di santi, le fratellanze mistiche (sufi), le forme di superstizione ed eresia. Il termine "popular islam" non è comunemente adottato nel mondo islamico, dove si preferisce parlare di 'adat wa taqalid, usi e costumi, o di bid'a e kufr (termini, questi ultimi due, che hanno un'accezione decisamente più negativa).

Un elemento comune delle credenze (e superstizioni) legate all'islam popolare è che le cause di una malattia, sia essa un malessere fisico o psichico, non siano solo da ricercare in elementi biologici/naturali, ma abbiano piuttosto una natura soprannaturale.
La possessione (lams, toccare, o labs, vestire, sono termini ricorrenti nei discorsi tra donne per indicare questo stato) è una condizione 'di malattia' in cui l'individuo che la subisce perde temporaneamente il controllo sul proprio corpo/comportamento. Questo stato può essere causato da Jinn (che sono entità menzionate nel Corano, al pari di Dio e degli angeli) e Asyad (demoni, non menzionati nel Corano), l'ingresso di una di queste entità in un individuo può essere determinato dalla magia, dal 'malocchio', o dalla debolezza della fede della persona in questione. Inutile dire che la maggior parte degli individui 'posseduti' sono donne (sull'orlo di una crisi di nervi, direbbe Pedro).

Lo Zar è una sorta di esorcismo rituale.

Entrano in scena i musicisti.
Lo Zar leader aiuta la persona posseduta ad entrare in comunicazione con lo spirito che la possiede, attraverso la musica e la danza, con lo scopo di 'pacificarlo'.
Lo Zar è quindi anche una danza.

Non se ne guarisce mai del tutto.
Non si può più fare a meno della musica.



lunedì 25 luglio 2011

Norvegia: il terrorismo di un folle (?)

Sto cercando di bacchettarmi le dita e impormi di non scrivere nulla su quanto accaduto in Norvegia, un po' come cercavo di fare dopo la morte (???) di Osama Bin Laden.
Nonostante i miei sforzi, non riesco a impedirmelo, perché all'ulcera preferisco di gran lunga l'indolenzimento dei polpastrelli.

Mentre l'accaduto accadeva, leggevo in qua e in là frasi del tipo "si segue la pista del terrorismo islamico", oppure "gruppo jihadista rivendica l'attentato", o anche "si sospetta rappresaglia del fronte estremista islamico per le vignette danesi su Maometto riproposte da un quotidiano norvegese" e inoltre "non si escludono coinvolgimenti di movimenti sovversivi locali"... insomma nessuna traccia di certezza, ancora.

Tuttavia, ogni singolo TG italiano descriveva l'orrore delineando il colpevole che noi tutti ormai conosciamo: turbante, striscetta verde con caratteri arabi sulla fronte, kalashnikov e 4-5 bombe a mano, zainetto imbottito di tritolo, "Allahu Akbar" prima di sganciare l'ordigno.


Tuttavia, almeno due quotidiani, Libero e Il Giornale, dimostrano la professionalità, l'intelligenza e la capacità di discernimento che li ha sempre contraddistinti in due copertine da Oscar.

Non contento, il Magdi CrisTalebano Allam de noantri (perché per noi l'extracomunitario musulmano è accettabile e integrato solo se beve alcol, mangia maiale e non va in moschea e rinnega fino alla morte le sue origini) scrive su Il Giornale che è comunque colpa degli islamici, perchè il terrorismo cristiano-occidental-fascista-xenofobo è una chiara e diretta conseguenza della multiculturalità. Soluzione? Chiudere le porte a questi loschi figuri che, com'è come non è, mandano avanti la nostra ammaccata economia.

E qui mi ricollego a un bellissimo post di Mazzetta: ma ci rendiamo conto che i nostri politici, i nostri giornalisti, i nostri vicini di casa parlano cosi'? La pensano come Breivik?

Magari sogghignano anche, oppure si dispiacciono perchè ha colpito "i comunisti" e non i diretti interessati? Vuoi mettere? 100 arabi in meno in mezzo alle teste bionde? Sarebbe stato un affare. Stupido, stupido Breivik.
Pero' ha lasciato l'eredità. Il suo manualetto, il suo Main Kampf scritto in inglese a beneficio delle masse (un po' meno quelle italiane votanti lega, almeno, fiuuu) è on line, tutti ne possono usufruire, trarre spunto, ispirazione.


Ma siamo matti? Ci rendiamo conto del pericolo dell'emulazione? (non scordatevi che è estate, fa caldo e gli istinti omicidi si autoalimentano)? Non ci sembra il caso di combattere queste ideologie malsane insieme a quelle del terrorismo islamico?

Sono disgustata dalla gente che liquida la cosa con un "è un folle". Un folle? Siamo sicuri che la follia non sia una semplice scusa che l'essere umano si dà per giustificare la cattiveria? Esistoni i folli, ma c'è anche tanta, tanta cattiveria. E i discorsi da Cetto La Qualunque o da Borghezio o da Feltri o dal vicino di casa non sono folli, sono CATTIVI.
Linko queste riflessioni che corrispondono totalmente alle mie.

Terrei poi a puntualizzare che il lessico sbagliato la fa da padrone anche stavolta: ora stravolgono tutto di nuovo, gli accusati di terrorismo non erano gli estremisti islamici (o islamisti, anche più corretto), ma l'Islam, i musulmani. No, ma dico, vogliamo arrivare a mettergli un numeretto e una tuta a righe a 'sta povera gente? Chiuso ai cani, extracomunitari (perché le extracomunitarie le vogliamo, se non sono velate e fanno vedere tette e culo), musulmani e comunisti.

Aaaaaaaah, che bel mondo.

martedì 24 maggio 2011

Contro i mulini a vento: musulmano ≠ islamico


In un post precedente, commentando un editoriale di Giovanni Sartori, esimio politologo da me stimato quando parla di cio' che sa, ingoiando parecchi rospi, ho evitato di commentare (ma non di citare) l'errore molto comune di utilizzare come sinonimi i termini "musulmano" e "islamico".
Un mio cavallo di battaglia fin dai tempi dell'università. Battaglia contro i mulini a vento, s'intende, come molte delle mie.

In breve: "islamico" nasce come aggettivo che significa "appartenente all'islam" (che ne so, legge islamica, macelleria islamica, valori islamici), mentre "musulmano" è sia aggettivo sia sostantivo. I media hanno, invece, cominciato ad usare l'aggettivo "islamico" anche come sostantivo, di solito legato a una connotazione politico-fondamentalista. Per questo sarebbe più corretto, invece, usare "islamista".

Ora, grazie a un post di Paola Caridi sul suo bellissimo blog, Invisiblearabs, mi sento meno sola. E, come lei, sempre più schifata dalla strumentalizzazione, anche terminologica, dell'ignoranza e della superficialità.

martedì 3 maggio 2011

Tu vuo' fa' o' talebano



Avevo giurato a me stessa di non farmi coinvolgere. Perchè dovrebbe importarmi la morte di un personaggio che sembra un'entità parallela piuttosto che una persona vera?
E infatti, non mi interessa. 
Quello che attrae la mia attenzione (morbosa, lo ammetto) è il cancan mediatico che inevitabimente ne è scaturito. 
Vorrei non curarmi di loro, ma guardare e passare, e vorrei non notare le seguenti cose - cosi', di getto, sono sicura che appena pubblico me ne verranno altre, anzi, se volete partecipare all'elenco, siete i benvenuti: 
  • il presidente Obama che esulta della morte di un (ex?) sanguinario terrorista che ha smesso di essere popolare, ma è diventato una sorta di "mito", al negativo, chiaro. 
  • l'opinione pubblica che si sente sollevata dalla morte del personaggio e dichiara vinta una battaglia nella guerra al terrorismo
  • le feste in piazza come ai mondiali
  • le prime 3 cose dopo un arco temporale di 10 (dieci) anni
  • la storia della sepoltura in mare secondo la legge islamica  
  • la foto taroccata che risale al 2006 
  • il fatto che il latitante latitasse in un quartiere residenziale in mezzo a caserme e accademie militari pachistane 
  • la Biancofiore che inneggia al miracolo del neo-beato Wojtyła

...ma non ci riesco, e siccome dovro' farmene una ragione, canto.

Ve lo ricordate? Circolava poco dopo il fattaccio 10 anni fa...




posted by: marghe

mercoledì 27 aprile 2011

Il calderone di Nonno Giovanni (Sartori)

Non lo dico io, lo dicono tutti. Ah no, scusate, stavo ri-citando Souad Sbai, eminente argomentatrice.
L'aforisma di cui sopra è di Giovanni Sartori, simpatico nonnetto da salotto intellettuale nonché illustre politologo. Senza alcuna ironia.

Immagine tratta da http://www.vanityfair.it/
Grazie ai suoi libri ho passato l'esame di Scienza della Politica, della serie "I sistemi partitici for dummies". È un geniaccio nel suo, e mi fa morire quando spiega la situazione politica in Italia, anche se non sono propriamente d'accordo con le sue inclinazioni ideologiche, per così dire. Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e a Sartori quel che è di Sartori. Chapeau.

A patto che rimanga nel suo.


Nonno Giovanni (mi rivolgo così rispettosamente, non sarcasticamente, una forma di cortesia alla araba), scrive un editoriale sul Corriere della Sera, intitolato Il calderone mediterraneo, di cui mi indigno. Non tanto per i contenuti, quanto per la preoccupazione per la reputazione del professore.

Da un intellettuale del suo calibro mi aspetterei un minimo di approfondimento…almeno lessicale! Almeno tra Islam, estremisti di Al Qaeda, Fratelli Musulmani, islamismo. Lascio perdere "islamici", oramai me ne devo fare una ragione che viene usato come sinonimo di musulmani. Non sono un'arabista e lascio il compito a loro. Oppure la sua è una provocazione che si dovrebbe evincere dal titolo? Parla di calderone perché mette tutto insieme alla rinfusa senza scendere nei particolari? Particolari…qui è stato lasciato da parte l'abc. Spero volutamente, ma ne dubito.

Anche il concetto di dittatore moderato è davvero spassoso, sempre detto che è un gran simpaticone!


In fondo lo capisco, alla sua età la paura di ciò che non si conosce si fa ancora più invalidante, e le cattive frequentazioni non aiutano.
Però potrebbe continuare a istruirci su sistemi partitici ed elettorali (ne abbiamo tanto bisogno), invece che farsi coinvolgere dall'afflato islamofobo e un po' banalotto che da parecchio permea il giornale per cui scrive.
Forse nessuno lo leggerebbe? In effetti… non sono certo argomenti nazional-popolari, non in Italia, almeno. Visto che lo dice il professore stesso, se il mondo è troppo complicato e nemmeno gli esperti lo capiscono, di cosa esattamente sta parlando nel suo calderone?


Perché non si mette la galabya e se ne sta a casa a leggere Al -Masry Al-Youm? Un altro arabeggio, che si potrebbe tradurre con perché non si mette le pantofole e se ne sta a casa a leggere il Fatto Quotidiano? O giocare a carte, scacchi, bocce, andare a Uomini e Donne senior, girare per cantieri, portare a spasso il cane, passare i pomeriggi in osteria…non so. Tanto per fare un calderone di luoghi comuni sugli anziani, cosa totalmente maleducata e irrispettosa, proprio come il suo articolo.

mercoledì 13 aprile 2011

Bigotti di tutto il mondo, unitevi!


vignetta presa da
http://ladyradio.noblogs.org/category/vignette/

Leggo nel sito de Il Fatto Quotidiano un post del blog di Giulietto Chiesa, intitolato “Ma quanto siamo bigotti?” http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/quanto-siamo-bigotti/102558/ A sua volta, il post fa riferimento a un articolo di James Carroll, sull’International Herald Tribune del 5 aprile.

Il succo è: noi occidentali siamo bigotti e ignoranti. A causa della nostra ignoranza, dunque, riteniamo ciò che non conosciamo, l’islam, nel caso citato da Carroll , violento e pericoloso.
Non che il considerarci bigotti e ignoranti mi sorprenda, ma mi fa riflettere su quanto invece siamo simili, noi occidentali e loro, i temutissimi musulmani.

Il terrorismo è indefinibile da quanto è inconcepibile, ma veramente dobbiamo sprecare parole per dire che musulmano non significa terrorista? No, mi rifiuto, al massimo vi consiglio un film: “Il mio nome è Khan”. Guardatelo, è un po’ lungo, un po’ polpettone, ma molto bello, con quello stile tipicamente bollywoodiano che mi piace tanto.

Quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo…no, attenzione, perché mi ci includo? Ma si’, non fa mai male mettersi in discussione (cosa che molti bigotti ignoranti non fanno, ma facciamo finta). Dicevo…quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo non capiamo cosa significa seguire i precetti di una religione.

Abbiamo anteposto la dormita domenicale alla messa da talmente tanto tempo che la richiesta di costruzione di un luogo di culto ci pare un affronto al nostro amor proprio. Ci inalberiamo per la proposta di rimozione del crocefisso nei luoghi pubblichi e corriamo a difenderci dall’invasione islamica senza renderci conto che la richiesta era stata fatta da un’atea. Dimentichiamo le preghiere e appena sentiamo Allahu akbar ci aspettiamo di vedere un uomo con uno zainetto imbottito di tritolo. Siamo talmente perversi nel nostro bigottismo che consideriamo un musulmano integrato se beve alcol e mangia maiale.

Quindi…ci vogliamo ancorare alle nostre radici cattoliche perché? Per strizzare l’occhiolino ad atei, agnostici e apostati e dare di gomito a chi non rispetta i comandamenti della sua confessione? Beh, siamo dei personaggi interessanti.
Siamo religiosi o no? Quando siamo religiosi e quando no?
Non sto a tirare fuori il discorso della carità cristiana perché mi sembra talmente collegata all’accoglienza che mi annoierei da sola (e qui non mi viene in mente nessun film da consigliare), ma sono stanca di sentir dire che lo tsunami di tutti questi tunisini (?) lede la nostra comunità e tradizione cattolica.

Siamo così ancorati alla nostra religione da chiamare convertiti coloro che decidono di professarla appieno seguendone alla lettera tutti i dettami...uhm... Convertiti. Ma de che? Non siamo bene o male tutti nati e cresciuti nell’educazione cattolica?
Però va di moda. Eccome se va di moda. Faccio zapping per due domeniche di seguito e incappo in Domenica 5 che ha come ospiti prima Nicola Le Grottaglie che dispensa perle di saggezza su temi quali aborto, matrimoni gay, adozioni da single, astinenza sessuale, e poi Claudia Koll con Paolo Brosio che si lodano e s'imbrodano per l’acquisita illuminazione divina. Poi, quasi per caso, m'imbatto in questo articolo dell’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quanti-pallonari-in-nome-di-dio/2148714 dove scopro che Nicola Le Grottaglie non è solo nel mondo del calcio, ma è in ottima compagnia. Googlo un altro po’ e scopro che è un fenomeno davvero dilagante nell'ambiente televisivo.

Nulla da dire sulle scelte personali, ma mi lascia un po’ perplessa il contorno.

Soprattutto perché qui mi ricollego all’inizio, cioè a quanto simili siano i bigotti e gli ignoranti di entrambe le religioni prese in considerazione. Anche tra i musulmani, infatti, fa scalpore l’attrice che a un certo punto si ritira dalla professione e si mette l’hijab (velo che copre capelli e collo): viene invitata nelle trasmissioni e spesso si fa anche messaggera della “conversione”. Che cos’è l’hijab se non un simbolo di ostentazione dell’appartenenza religiosa? Un po’ come la croce tamarra di Povia che ancheggia a Ballando con le Stelle, forse addirittura meno trash.

Anche nelle moschee c’è moria di fedeli, anche nelle case nordafricane la tv la fa da padrona nel lobotomizzare le menti, anche nel mondo arabo si preferisce il centro commerciale alla preghiera diurna. Anche "da loro" un cristiano che non va a messa tutte le domeniche e che è in grado di dire As-salamu al-aykum è guardato con simpatia e con meno diffidenza.
Anche i musulmani, nelle loro scelte politiche e/o sociali, traggono legittimità dalla religione. Dovrebbe sorprenderci? Perché Democrazia Cristiana sì e Fratelli Musulmani no? Perché in Egitto ci sono anche molti cristiani, quindi sarebbe discriminante per loro essere governati da un partito fondato sulle basi di un’altra religione. E nel nostro occidente ci sono tanti musulmani, buddhisti, ebrei, induisti, seguaci di scientology e chi più ne ha più ne metta. Ma non son degni di essere considerati, no?

Perché non potremmo prenderci per mano e imparare l’uno dall’altro (faccio un po’ catechista, eh?) a costruire una struttura di sana convivenza e arricchimento reciproco?
Perché io lo vedo possibile? Sono pazza?