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martedì 24 febbraio 2015

Hennanight goes to Turkey


Mi aspettavo una Cairo europeizzante. Ma, all’arrivo, la fila per il taxi fuori dall’aeroporto era più che mai ordinata e con relativo ed efficiente coordinatore. Autostrada grande e bella, fabbriche e uffici ultramoderni ai lati. 

Ma come? E l’atmosfera orientale dov’è? Questa è Europa nuda e cruda!

Subito smentita dalle schivanee (andatura a zig zag, nella mia lingua padre) allucinanti e ballerine (nel senso che ballava alle canzoni electro-bellydanceggianti della radio) del tassista. Sorpassi a destra, sinistra, sopra e sotto, l’importante è arrivare a destinazione nel più breve tempo possibile. Mannaggia a me che non ho comprato l’amuleto occhieggiante già in aeroporto. Faccio gli scongiuri in tutte le lingue e religioni che conosco. Ogni tanto chiudo anche gli occhi, meglio non vedere.


Arrivo in hotel, è un super hotel e non c’è niente da dire, con questa atmosfera tra la tradizione e il design che tanto mi piace. Ok, lasciatemi pure là.


Stanza con vista: Ponte del Bosforo

Istanbul è una città che va scoperta, le aspettative sono sempre sbagliate. Piano piano ti entra dentro e lì rimane. Non è Europa, non è Asia, non è Oriente.


Ponte di Galata e Moschea Yeni

Ho sbagliato, mi aspettavo una Cairo più lussuosa, dicevo. Ma non c’entra niente. Perché proprio Il Cairo? Perché, pure essendo una metropoli difficilissima, la amo e dove ti giri c’è sempre qualcosa di ottomano, quindi nella mia superficialità di non lettrice a priori, ma a posteriori (preferisco farmi sorprendere, non mi preparo mai un viaggio nei dettagli), pensavo le similitudini balzassero agli occhi.
No, questa è una città pulita, orgogliosa, superba. Accogliente nei suoi siti turistici e nei suoi ristoranti come negli atteggiamenti delle persone.



Un incontro di culture, lingue, paesaggi, perfino. Asia ed Europa in un colpo d’occhio. Un mix di religioni molto intrigante nel museo di Hagia Sophia, una chiesa poi diventata moschea e oggi museo, così come in strada, dove l’ateismo si mischia con l’ortodossia in modo naturale e indolore.


Hagia Sophia

Hagia Sophia

Hagia Sophia

Non mi soffermo nemmeno a descrivere quanto bene si mangia, anche nella più impensabile bettola. Il  piacere che si prova ad entrare in un souq... no, pardon, bazar, dove nessuno ti strattona per un braccio né ti manda a quel paese se tiri dritto. La frustrazione, in gita in traghetto sul Bosforo,  nel rendersi conto che in 3 giorni si è visto un centesimo di quello che la città offre. Il divertimento nell'incontrare un tassista iper-scaltro che per evitare le immancabili congestioni dell’ora di punta ci fa scoprire una miriade di nuovi quartieri che muori dalla voglia di poter visitare.


Panini al pesce - Eminönü

Bazar egiziano (e ti pareva), o  bazar delle spezie

Chay e baklava al Grand Bazar

Da turista neofita, non potevo non visitare la celeberrima Sultanhamet Camii, meglio conosciuta come Moschea Blu e il famoso palazzo Topkapi. Entrambi valgono la lunga, lunghissima fila, tipica del weekend o dell'alta stagione.
Vale la pena anche pagare il biglietto d'ingresso separato per l'Harem [e qui faccio fatica ad accettare l'apostrofo, visto che la h è aspirata, ma l'italiano me lo impone. Divagazione linguistica] per soddisfare tutte le nostre immagini orientalistiche (veli, odalische, danze del ventre, orgette più o meno osé) o alimentare le nostre idee femministe (donne recluse, controllate da eunuchi, usate dal principe/sultano padrone, comandate dalla regina madre superiora). Oppure per ammirare lo stile architettonico e decorativo dell'epoca. Immenso.

Sultanahmet Camii

Sultanahmet Camii

Harem,  Paalazzo Topkapi

Concludo con la prima e ultima tappa. La Cisterna Basilica, creata da Giustiniano nel 532 come riserva d'acqua per il palazzo Topkapi, e un caffè che campeggia sul desktop dei computer di tutti i miei compagni di viaggio.

Cisterna basilica



domenica 8 febbraio 2015

La Signora


Un breve post per ricordare la Signora, nei giorni scorsi si è celebrato l'anniversario della sua scomparsa avvenuta nel 1975. Per l'Egitto lei è stata forse più importante di Nasser. Figlia dell'imam di un villaggio del delta del Nilo, è diventata la "Stella d'oriente", Kawkab as-sharq.
La sua voce continua a farci compagnia, con la sua poesia, come se il tempo si fosse fermato.
La sua storia ve la faccio leggere qui: Umm-Kulthum, o comunque si trova di tutto sulla rete, compresi pettegolezzi vari sulla sua vita privata, inclusa la sua presunta omosessualità. Aveva un carisma unico, continuano ad amarla tutti.  

"Sentii la musica arrivare dal salone, ci andai. Ana Bintizarik, 'ti ho aspettato', la sua voce sconvolgente, viva, maturata dal tempo. 'Mi hai lasciato il fuoco nelle vene / ho posato la mano sulla guancia / e ho aspettato / ogni secondo della tua assenza. / Avrei preferito non amare". Lo stavo facendo, aspettare ogni secondo. Lei, lo aveva sempre fatto, mi ero sposato, c'era il mio fuoco nelle sue vene, la poesia era di Bayram ma i versi erano rivolti a me"...




Leggete "Ti ho amata per la tua voce", di Selim Nassib, edizioni e/o.

mercoledì 15 ottobre 2014

Piacere, mi chiamo Mustafà. Vuol dire Stefano in italiano

Aspetti tristemente il volo di ritorno, e, per non congelarti sotto lo split dell'aria condizionata, ti infili in un negozietto.
No, non al Duty Free, in un bugigattolo di 3 metri per 2 con una quantità di paccottiglia made in China che manco a Shanghai. Hai voglia di spendere qualche euro e cerchi disperatamente con lo sguardo l'oggetto meno kitsch, quando ti scappa una battuta in dialetto veneto: "chissà quanto ch'el spara"

"Noialtri no sparemo"

Ti volti e vedi la tipica faccia solare e sorridente di un nubiano che ti dice "ostregheta, mi so el moro de venessia" e così continua a comporre frasi che tu, cresciuta in una famiglia parlante italiano, ti vergogni di non saper pronunciare.

El  moreto ti spiega che no, non è mai stato in Italia. In realtà non è mai uscito dall'Egitto e ha imparato tutto stando nel bugigattolo di paccottiglia dell'aeroporto. Parla chiaramente anche milanese, napoletano, romanesco e tutti gli altri dialetti italiani, oltre al nubiano, l'arabo, l'inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco e credo anche il russo e il ceco.

Poi si presenta, gli stiamo simpatiche, si capisce da come mi dice "te sì fora come un balcon" e se ne esce con un "Piacere, mi chiamo Mustafà. Vuol dire Stefano in italiano" *.

E lì mi cala la tristezza.

Perché Mustafà, che in egiziano si pronuncia Mustafa con l'accento sulla prima a, ha imparato una decina di lingue per guadagnarsi da vivere, ma l'italiano in vacanza non riesce nemmeno a pronunciare correttamente i nomi dei suoi interlocutori locali. Pochi, di solito, perché l'italiano spesso sceglie villaggi con animazione italiana, separata da quella  "internazionale". No, dico, pure l'acquagym si svolge in 2 piscine: una per gli italiani, una per tutto il resto degli ospiti (tedeschi, russi, cechi, olandesi, egiziani, etc.).

Così Mustafa diventa Mustafà, "perché così è più facile", Maha diventa Maya, Yasmin diventa Jasmin (da pronunciare Giasmin, da reminiscenze disneyane), Ahmed diventa Amedeo, Adel sarà Adelino e Mohamed, il nome proprio più diffuso in Egitto, si trasforma nei più svariati Mario, Alessandro, Francesco.

Tutto per compiacere il turista italico, che non vorrai mica si sforzasse troppo. Nemmeno più i soldi gli fanno cambiare, perché tutti i prezzi sono in euro. Quando gli si chiede il prezzo in lire egiziane vanno in crisi e prendono la calcolatrice. Però ti ringraziano, perché per loro è più facile. E un po' se ne approfittano, ingigantendo il cambio.

Stiamo parlando dello stesso italiano che si lamenta se lo spaghetto è scotto o che mangia per 7 giorni riso bianco con il limone per paura della diarrea. Che appena sente parlare di Mohamed Ali Pasha, sultano ottomano considerato il padre fondatore dell'Egitto, interviene con un puntuale "ah, pensavo il pugile".
Proprio di quell'italiano che al buffet costruisce due piramidi di pasticcini su due piatti di portata e li lascia quasi tutti lì, sul tavolo, a sbeffeggiare i camerieri che fanno doppi turni per mantenere la famiglia.
Lui, che non vuole uscire dal villaggio perché altrimenti gli sparano. Lei, che in gita con la guida non si avvicina nemmeno a un negozio perché teme la stuprino.

Ma gli egiziani ci amano. Tanto. Li ringrazio, ma sinceramente non li capisco.


Una band nubiana moderna che porta la tradizione in giro per il mondo

* P.S. Mustafa non vuol dire Stefano, in italiano
 



domenica 7 settembre 2014

Quando una ragazza cammina da sola al Cairo

Ogni tanto (giustamente) si ritorna sul problema delle molestie sessuali in Egitto.

Tra le altre cose, è stato fatto in modo magistrale nel film Cairo 678.

Ora una ragazza americana di origini egiziane fa un video sull'insicurezza che si prova in una semplice camminata al crepuscolo su uno dei ponti principali del Cairo.


Mi fa un po' ridere il fatto che non si senta sicura.

Kasr el Nil collega il cuore della città, l'ormai celeberrima piazza Tahrir, con l'isola di Zamalek, uno dei quartieri più posh della metropoli.

Oltre ai ragazzini che vengono filmati (e scelti con sapienti tagli), la ragazza sicuramente incontra venditori ambulanti, famiglie che passeggiano e coppiette che tubano. Se fosse notte fonda in un vicolo di un quartiere malfamato ok, mi sentirei insicura pure io (anche se è raro che a una straniera capiti più di una mano morta - anche se assolutamente non giustificabile, ovvio), ma lì, all'ora del tramonto, che per l'Egitto è l'ora di punta visto che fa un po' meno caldo... ma dai.

Quegli sguardi sono sguardi che ogni ragazza, e ancor di più se occidentale, riceve quando cammina. Fanno sentire in imbarazzo, fanno innervosire, ma, personalmente, non mi fanno sentire insicura.
Mi ricordo quando al liceo odiavo i militari: non si poteva passeggiare tranquillamente per il centro senza che sguardi lascivi  o apprezzamenti più o meno galanti ti facessero sentire una vacca al mercato agricolo.
O gli sguardi lascivi ricevuti a Colombo. Per non parlare di quelli in spiaggia a Gaeta.

La ragazza è americana, e sicuramente negli Stati Uniti nessuno ti guarda in quel modo, quindi si può sentire aggredita, o invasa, non lo metto in dubbio. Mi è anche venuto in mente che possa trattarsi di quello che gli inglesi chiamano "humblebrag", che potremmo tradurre come "falsa modestia", anche se non ne coglie tutta la sfumatura. Ma non voglio fare la solita acidona.

Aggiungo, inoltre, che in quei paesi ti guardano così anche le donne (se non peggio. Tutti gli amuleti antimalocchio che mi sono stati regalati sono per proteggermi dalle donne. Lo so). Sono tutti curiosi come delle scimmie e vogliono sapere da dove vieni, cosa fai, guardare come ti vesti etc.

In Egitto il problema delle molestie sessuali è piuttosto diffuso, e la ragazza, probabilmente, voleva fare la sua denuncia. A me fa solo ridere. Poteva impegnarsi di più. Fossero quelli i problemi del Cairo sarebbe una città all'avanguardia.

Si tratta di una società repressa in cui spesso il sesso viene dopo il matrimonio, che con la crisi viene rimandato sempre più frequentemente verso i trent'anni. Nel contempo, sono bombardati da immagini sessuali a manetta: nonostante la dittatura, la censura del porno è pressoché inesistente. Aggiungi un temperamento focoso, la scarsa alfabetizzazione, la mancanza di controllo delle nascite, e il gioco è fatto.

C'è molto lavoro da fare a partire dall'interno della società, e un video del genere non fa che denigrare una fascia sociale che magari è totalmente innocua: ragazzi a malapena ventenni, della Cairo "bene" che sono usciti a fare le vasche per cuccare.

Perciò, no, grazie, non lo ritengo utile per la lotta alla causa.


giovedì 24 aprile 2014

Made in Egypt

Disclaimer preventivo: non si tratta di una ricerca scientifica, né di un trattato specialistico, sono considerazioni, tra il serio e il faceto, basate sulla mia umile esperienza personale.

Avete presente quando studiate l'affascinante mondo degli antichi egizi e imparate quanto, fin dall'epoca, è pregiato il cotone egiziano? 
Nonostante le mie ricerche (in loco, perché fuori loco ne trovo a bizzeffe), ho sempre dormito su tela grezza o tessuti di (finto) cotone cinese. Questo celeberrimo filato viene principalmente esportato. Però non ho cercato tanto, mea culpa. Sarà per la prossima volta. Suocero, preparati! 

Avete presente quando scoprite che sempre loro, il popolo dei faraoni, inventano il make up? Trucchi come rossetto, fard, ombretti e quello che chiamiamo kajal?
Il leitmotiv dell'ultimo mio soggiorno è stato il kohl, cioè quello che chiamiamo kajal e che tutte le case cosmetiche ormai producono. Ecco, io volevo l'originale, il faraonico, quella polvere composta principalmente di galena, malachite, antimonio e grasso animale (secondo wikipedia). 
Bene, è introvabile. Ci sono dei surrogati che contengono una polverina assassina che non userei nemmeno per scrivere perché corroderebbe il foglio, oppure dei fantastici matitoni Made in China scaduti nel 1997.
Ma con tutte le profumerie e farmacie che hai a disposizione proprio gli antichi egizi devi andare a scomodare? Infatti, ma quando mi metto in testa una cosa sono così, peggio di un obelisco in granito, per dirla alla faraonica. Poi sono una grande fan dell'artigianato, del puro, dell'autentico.
Ah, poi l'ho trovato! Seguirà post...
 
Avete presente i fanous, le lanterne caratteristiche del periodo di ramadan?
Vabbè dai, queste si trovano, la foto è mia, ma non è così facile come sembra: tutti i fanous che mi sono arrivati carinamente in dono sono sempre della stessa provenienza e dello stesso materiale (plastica), di colori shocking e spesso suonano anche una musichetta trapassa-timpani.
Per poter scegliere una lanterna di fattezza tradizionale e più o meno fatta a mano, bisogna cercarla con il lanternino, appunto. In posti turistici, possibilmente, perché è il turista che più apprezza l'autenticità (ehi voi che avete comprato il fermacarte piramidale brillantinato che si illumina al buio, vi ho visti). L'egiziano ama la plastica kitsch. Sic. Salvo poi portare loro un oggetto come quelli qui sopra, e vedere la felicità nei loro occhi. Misteri egizi.

Avete presente le galabye delle donne, i veli iper colorati?
Cina. Cina è bello! È estero! Ma io sono d'accordo, se devo comprare una pagoda. Un foulard, però, mi piacerebbe non facesse scintille al buio. Una galabeya, larga e lunga per permettere la più ampia libertà di movimento nel caldo più torrido, sarebbe ideale facesse respirare la pelle. Per il bene comune, anche.

Avete presente i bellissimi braccialetti rigidi di origine gitana che tintinnano ai polsi delle orgogliose proprietarie?
Basta andare al souq con 7-8 euro per comprarne una decina. Non si anneriscono per 2 anni. Garantito.

Avete presente le sciarpe di lana che usano gli uomini, una più bella dell'altra?
Questa avventura davvero merita un post a sè. Il secondo, ma non per importanza, leitmotiv del mio ultimo soggiorno.

Comunque, disclaimer n.2, non sono contro il Made in China, sono pro il Made in Egypt! O per lo meno per gli oggetti tradizionali. Lo comprereste un bicchiere in vetro di Murano prodotto a Shanghai? Ecco.

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lunedì 24 marzo 2014

Obama a Bruxelles. Strani parallelismi


Barack Obama © Reuters

La tanto attesa visita di Obama a Bruxelles mi fa tornare indietro di qualche anno. 
Di qualche migliaio di chilometri.
Di un po' di lavori.

Rewind.

Sono a Sharm el Sheikh, vado a cento all'ora, dormo due ore per notte e sono un fiore di primavera. Quel che si dice giovane e pimpante.
Aspetto un microbus che mi porti all'hotel dove lavoro per far sì che i miei clienti salgano sul pullman giusto per visitare il monastero di Santa Caterina. Sono le 5 del mattino. L'alba regala una piacevolissima brezza.

Il muezzin chiama alla preghiera. 
I cani randagi mi guardano in cagnesco, appunto.
I gatti egizi sono sempre più magri nonostante quello che ingurgitano.
Tutto regolare.

Ma.

C'è qualcosa che mi sfugge... non riesco bene ad identificarlo...

E di colpo realizzo.

Sono l'unica umana nel raggio di un chilometro (dico un chilometro perché scorgo altre piccole figure sfigate in lontananza).
Mi direte, eh, grazie, sono le 5 del mattino che ti aspetti? Evidentemente non siete mai stati in Egitto, un paese che non dorme mai, fatti salvi alcuni piccoli villaggi nelle campagne. E anche anche.


Il mio buon vecchio Nokia 3310 muccato (mai cover fu più amata... olografica, pure) mi corre in soccorso e comincio a chiamare chi so per certo non mi manderà a quel paese visto l'ora un po' impervia.


La risposta non tarda ad arrivare, ed è quanto meno terrificante.


Il presidente Mubarak sta andando a pregare.

Scusa???????????????

Sì, quando il presidente Mubarak muoveva il presidenziale deretano per fare la qualunque, l'Egitto in toto si fermava, le strade chiudevano, i mezzi pubblici non circolavano, quelli privati meno che meno, gli uccelli smettevano di cinguettare e le palme di ondeggiare.

La semantica non è un'opinione: il presidente (Mu)Barak Obama farà la stessa cosa a Bruxelles, e io probabilmente mi troverò bloccata in qualche tunnel sperduto della rete metropolitana ad aspettare di essere teletrasportata in qualche modo al lavoro, perché:

- la circolazione dei mezzi pubblici sarà perturbata
- si sconsiglia caldamente di usare la macchina perché tanto le strade saranno bloccate
- ci si aspettano ritardi nelle partenze e negli arrivi dei voli
- sembra che a Waregem, la piccola cittadina delle Fiandre dove farà visita a un cimitero di guerra, abbiano persino ordinato agli abitanti di non uscire di casa salvo urgenze.

Mabruk! Che in arabo significa auguri, e ha lo stesso radicale del nome dei suddetti.


giovedì 30 maggio 2013

Un conflitto sul Nilo (?)


Nonostante la mia indole rivoluzionaria, ho sempre sostenuto che Mubarak fosse un genio della politica estera. Non è facile  fare i vicini di casa dello stato d'Israele e avere un rapporto contraddittorio con la causa palestinese. La posizione geopolitica dell'Egitto non concede leggerezze a chi lo governa, e la credibilità internazionale durante la sua trentennale dittatura era piuttosto elevata, anche se non sempre per nobili motivi.
Mentre, però, Mubarak faceva il bello con i vicini di casa "importanti" e le controparti "occidentali", riduceva in miseria e nel buio dell'ignoranza il suo popolo e sorvolava su un piccolo dettaglio di importanza fondamentale: l'acqua, e, nello specifico, il Nilo.

"Se l'Egitto è un dono del Nilo, il Nilo è un dono dell'Etiopia", dicono gli Etiopi. Ma la questione non coinvolge solo i paesi appena citati, che sono due dei dieci stati rivieraschi insieme al Sudan, Sud Sudan, Kenya, Uganda, Tanzania, Ruanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo.

L'Egitto, con la sua superiorità demografica, politica ed economica, ha sempre goduto dei vantaggi stabiliti dall'accordo del 1929 tra Gran Bretagna ed Egitto, in cui gli garantiva utilizzo quasi esclusivo delle acque del fiume, riservando però delle quote al Sudan, all'epoca protettorato britannico. Questo accordo sanciva pieno potere al Cairo su qualsiasi progetto riguardante lo sfruttamento del Nilo, anche se proveniente da un altro stato rivierasco ( http://temi.repubblica.it/limes/nella-battaglia-del-nilo-letiopia-sfrutta-la-debolezza-egiziana/24951)

Nel 1959, una convenzione tra Egitto e Sudan rivede l'accordo del 1929:  cominciati i lavori sulla diga di Assuan che sarà poi terminata nel 1970, l'Egitto concede al Sudan ulteriori metri cubi d'acqua per lo sfruttamento del Nilo.

Volendo usare un appellativo tristemente moderno, Sudan ed Egitto non sono che gli utilizzatori finali delle acque del fiume più lungo del mondo, e aver snobbato deliberatamente gli altri paesi rivieraschi non gioca a loro favore. In particolar modo l'Egitto, forte della sua popolazione in costante crescita che ha ormai raggiunto i 90 milioni, non si può permettere di scherzare con un paese che, a differenza sua, è stabile e ha un'economia con forti possibilità di crescita. L'Etiopia con il suo Nilo Azzurro, infatti, fornisce l'85% delle acque del Nilo (le restanti provengono dal Nilo Bianco che sgorga dal lago Vittoria in Uganda).

Da sempre, questi utilizzatori finali hanno avuto potere decisionale sulle acque di un fiume che passa in altri otto stati. Questi otto stati (sette, prima della nascita del Sudan del Sud nel 2011), cercando di avere una voce in capitolo nella gestione e nello sfruttamento del patrimonio idrico del Nilo, si sono organizzati in una Iniziativa del Bacino del Nilo (IBN), fondata del 1999 e volta alla revisione dei trattati del 1929 e del 1959, con la proposta di un uso equo e ragionevole delle acque del fiume e uno sviluppo socioeconomico sostenibile dell'intero bacino.

Dalla IBN nasce il Cooperative Framework Agreement (CFA), che dovrebbe ufficializzare il programma dell'IBN, ma che trova difficoltà a realizzarsi proprio per l'opposizione dell'Egitto, che si tiene saldo alle garanzie totalitarie dei trattati di epoca coloniale. 

Soprattutto l'Etiopia, a causa anche di conflitti atavici con l'Egitto risalenti all'epoca faraonica e proseguiti poi dalle lotte religiose tra i re cristiani dell'una contro i sultani musulmani dell'altro, freme per emanciparsi e volgere così il controllo delle acque che sgorgano dal suo territorio alla produzione di energia elettrica.

Mubarak negli ultimi 25 anni del suo governo non si è mai recato ad Addis Abeba, sicuro al caldo degli antichi trattati. Questa "distrazione" gli è costata la coalizione dei paesi rivieraschi a monte del Nilo contro l'Egitto e il Sudan nella firma da parte di sei stati rivieraschi del Cooperative Framework Agreement sulla gestione delle acque del fiume, in una riunione di Sharm el Sheikh nel 2010.

Caduto il dittatore, ci ha provato il primo Ministro del dopo-rivoluzione Essam Sharaf nel maggio 2011. Grande passo avanti dopo un quarto di secolo di silenzio.

Ci ha riprovato Morsi a gennaio di quest'anno e in questi giorni, in occasione di summit internazionali. Le relazioni bilaterali tra i due paesi, però, continuano ad essere trascurate.
Addirittura un cablo di Wikileaks del 2012, smentito dagli interessati, rivela che l'Egitto e il Sudan progetterebbero un attacco aereo per sabotare la diga etiope.


http://www.egyptindependent.com/

La diga della Grande Rinascita (Grand Renaissance Dam), progettata per essere la più grande dell'Africa, ha appunto in questi giorni inaugurato i lavori con la deviazione dell'acqua del Nilo Azzurro. 
L'Egitto e il Sudan sono contrari alla sua  costruzione perché temono la diminuzione di apporto d'acqua nei loro paesi, quasi totalmente desertici. 

Nonostante le rassicurazioni del governo etiope e di alcuni esperti che, data la stagionalità delle piogge, vedrebbero dei vantaggi nell'accumulo delle acque al di là della diga per una più equa distribuzione, gli antichi quasi esclusivi depositari di questa risorsa idrica si trovano in una posizione di debolezza e fragilità, oltre che di credibilità politico-strategica ed economica nella zona e nel mondo.

Questi progetti mastodontici, a causa del loro impatto concreto e agli interessi delle varie controparti  finanziarie sono mostri capaci di sovvertire le dinamiche ambientali e politiche degli stati coinvolti. Soprattutto quando è l'acqua ad essere coinvolta. I paesi del bacino del Nilo, ad esempio, sono tra gli ultimi in classifica per approvvigionamento e accesso all'acqua.

Sadat, nel 1979, disse "L'unica questione che può trascinare di nuovo l'Egitto in guerra è l'acqua".

mercoledì 16 novembre 2011

SE RINASCO FACCIO IL CAMMELLIERE!

Da mesi latito e non c'è traccia della mia presenza su questo blog. Se qualcuno per caso se lo fosse chiesto vi informo ufficialmente che no, non sono deceduta in vacanza in Puglia (vedi post del 10 agosto). Come scuse adduco le solite: lavoro, trasloco, dispersione di tempo ed energie in occupazioni estive che potrei, per stare sul vago, definire adolescenziali (sono in fase di regressione) ...

In mezzo un sacco di interessanti scoperte musicali e danzerecce, poi vi dirò.

E un giorno succede che la saggia Marghe - quella apollinea, ricordate? - mi manda da leggere un po' di cose e il cervellino si sgonfia di elio e cade a terra. Ahi, chebbotta. Ricondotta all'ordine.

Nei prossimi giorni condividerò con voi appunti più seri. Al momento non riesco perché mi sono ammazzata di risate nel leggere i commenti riportati dalla mia Socia nel post qui sotto sulla notizia del velo in tribunale. Marghe ma come fai a resistere? Io risponderei a tutti. Uno alla volta. Aspetta un attimo...chiudo gli occhi...ne scelgo uno a caso...eccolo:

"...sono in Italia e dunque l'Italia agli italiani! Se vado nel loro Paese mi puntano un fucile dietro il culo e mi fanno fuori solo per il fatto di essere occidentale e di non essere musulmana!!!"

Ecco, cara signora, lei è mai uscita dal suo paesotto di provincia? In quale posto le hanno puntato addosso armi per il solo fatto di non essere musulmana? Ci dica, così evitiamo di andarci. E poi è cosciente, ad esempio, del fatto che molte 'signore' occidentali vadano proprio "nel loro Paese" (uno a caso: l'Egitto) ben liete di farsi "puntare il fucile dietro il culo"? Chiamiamolo fucile, oppure mazza, bastone, nerchia, tarello, banana, uccello, sventrapapere, ecc. E' consapevole di questa usanza molto cara agli 'occidentali', spesso 'cristiani', denominata "turismo sessuale" per cui ad esempio un'anziana italiana va a quel paese (uno a caso: l'Egitto) e paga giovani e giovanissimi in cambio di prestazioni sessuali? O ancora un uomo italiano paga bambini per avere in cambio idem come sopra (non riesco a scriverlo)? Poi il Paese cambia eh, non è sempre lo stesso. Ad esempio il maschio occidentale avanti con gli anni predilige la bambina della Thailandia.

La potrei buttare sull'antropologia ma mi sembra eccessivo, quindi mi limito a riflettere su un altro commento riportato da Marghe: "Ma tutti questi 'filoislam' non potrebbero andare a fare i cammelieri nel deserto arabico? Loro troverebbero un lavoro, noi ci libereremmo di una buona fetta di idioti rompicoglioni". Come dicevo nel titolo: se rinasco sì, faccio il cammelliere! Così magari di str****te ne sento meno...

Sabran jamilan...

sabato 12 novembre 2011

Tahrir 2 mesi dopo

 Ho sempre rimandato il racconto della mia esperienza a Tahrir del 9 Settembre 2011 perché non mi piace scrivere sull'onda delle emozioni. O meglio, mi viene meglio scrivere sull'onda di emozioni negative.
Se fossi stata una pittrice sarei stata un'espressionista, senza dubbio. All'esame di terza media ho sconvolto i miei prof. che mi avevano sempre data per un'impressionista. Sè, sè.

L'urlo di Munch, 1893
Divagazioni a parte, mi sembra fuori luogo fare quasi due mesi dopo il resoconto di quello che ho visto, sentito e immortalato. Sembra retorico continuare ad affermare che la manifestazione era totalmente laica, che non ho visto più barbuti del solito, che di copti ce n'erano in abbondanza, che uno degli slogan più scanditi era: "cristiani, musulmani: una mano sola".
Che senso avrebbe raccontare che dopo la preghiera del venerdi' hanno fatto un canto sacro cristiano? Che durante la stessa preghiera del venerdi' davanti ad alcuni musulmani c'erano copti che ascoltavano l'imam? Che allahu akbar veniva gridato da tutti insieme perché non è un inno terrorista, ma semplicemente la traduzione in arabo di Dio è grande?


Mi annoio da sola.
Di seguito un po' di foto senza commenti.


















Poi mi viene anche un po' la nausea quando vedo certi commenti su Facebook che sembrano godere di una sottospecie di lotta religiosa che in Egitto non è mai esistita, se non sottoforma di Fitna o di atavici odi tribali. Sissi', ci sono ancora le tribù, che sono preislamiche, e sono anche forse più importanti della scelta confessionale. Ma l'antropologa non sono io, c'è Meg che ne sa a pacchi su questo tema.

Non è un mistero cosa pensi sulla comunità italiana residente a Sharm el Sheikh (restando diplomatica posso dire che non ha la minima intenzione di integrarsi né di conoscere la cultura del paese ospitante) e non sono nemmeno mai stata una fan degli egiziani presenti in loco ("corrotti" dal turismo, in tutte le accezioni possibili e immaginabili).
Se prima della rivoluzione le due comunità convivevano piuttosto pacificamente, a volte in modo parallelo, a volte mescolandosi commercial-amorosamente, ora le trovo più distanti che mai, sebbene accumunate dalla crisi del business: laddove gli egiziani, improvvisamente con una riduzione drastica del lavoro, si rifugiano nella religione in toni piuttosto accesi, gli italiani, mossi dallo stesso motivo, si trincerano nella loro superiorità razziale.

La stessa cosa che succede in Italia, insomma.


Che noia e che nausea. E che terrore.



martedì 20 settembre 2011

Dove sei stata in vacanza?

C. (di collega) "Bentornata! Dov'è che sei stata, poi?"
M. (di Marghe) "Egitto"
C. "Ah, Egitto, beata te, dove?"
M. "Un po' in giro"
C.  "Ah, hai fatto la crociera"
M. "No"
C. "Ah. E quindi? Beh, sarai andata a Luxor"
M. "No."
C. "Mar Rosso a fare Diving?"
M. "No."
C. "Ah, ok, senti, ti volevo chiedere di questo file....."

Lo so, è più forte di me, sono scorbutica, acida e orsa, ma già è un trauma essere tornata dalle vacanze, in più se devo spiegare l'essenza della mia permanenza in Egitto a tutti i 35 colleghi diventa difficile.
So anche che lo fanno per fare conversazione, in modo carino, ma ho l'impressione che l'Egitto faccia scattare la molla dell'esperto. E non capisco perché. Alla mia collega che è stata in Grecia mica hanno fatto il terzo grado.

Non posso evitarlo, i "ah si', io sono stato a xyz: bellissimo! (che di norma vuol dire Hurgada dopo aver parlato di Suez, ad esempio. Uguale.)", "quel villaggio jkq era proprio un paradiso", "madonna che caldo che faceva nella valle dei re" mi danno l'orticaria.


Non parlo della mia vita privata al lavoro, e l'Egitto fa parte della mia vita privata. Forse dovrei mentire inventandomi una crociera, o semplicemente rilassarmi un po' di più.


Qualche minuto dopo, sviscerato il file:

C. "Allora, faceva caldo?"
M. "Sí"
C. "Ma quanto caldo?"
M. "Dai 34 ai 40"
C. "C'era il sole?"
M. "Sí"
C. "Ma hai portato le piramidi?"
M. "..."
C. "Almeno un po' di sabbia?"
M. "............"

mercoledì 3 agosto 2011

Processo Mubarak: pensieri e parole

Processo di Hosny Mubarak, figli Gamal e Alaa e vecchio entourage (parte di esso, almeno, tra cui l'ex ministro degli interni Habib el Adly).

Commenti e sensazioni scritti più per la mia memoria labile che per altro. Non voglio dimenticare i dettagli di questo pezzo di storia.
Pensieri e parole. Cosí, a caldo, come sono venuti guardando la diretta.
In gabbia su una lettiga coi figli. Tutti di bianco vestiti . Giudice nervoso cerca di tenere il controllo e far mettere in una lista gli avvocati di accusa e difesa.
Cari gli egizi, incasinati anche nell'aula di tribunale. Tempo infinito per fare questa lista. "Per favore state calmi e seduti". Ma non si poteva fare prima? (me fanno mori' con la loro disorganizzazione... e anche incazza', eh)

Mubarak mantiene la sua mimica corporale anche nel letto. Mano sul mento, indice sul naso, sguardo fiero e supponente, capelli rigorosamente tinti. Non sembra molto sofferente. Incredibile sia arrivato in aula di tribunale, pensavo fingesse un altro attacco o un coma durante il viaggio.


Gamal e Alaa sono in piedi in fianco a lui, non si siedono come gli altri imputati. E' la prima volta che si vedono da quando i figli sono stati arrestati 4 mesi fa. Immagini a tratti commoventi. Tutto calcolato o sono io sempre meno cinica? Marghe, aripijate.
I Mubarak juniors si mettono in continuazione tra la telecamera e il padre.

Discorsi retorici sul mese sacro di Ramadan e l'importanza della religiosità da parte di qualche avvocato. Giudice taglia corto. Gamal e Alaa sempre in piedi con il corano in mano. Ah, che uomini pii.

Si snocciolano tutte le malefatte, anche l'oscuramento di internet durante i primi giorni della rivoluzione. Una dopo l'altra. Cosi' dal vivo fanno proprio impressione. E c'è gente che rimpiange il regime?

I Mubarak negano tutto categoricamente. Forse sono stati fraintesi?

Mi chiedo gli avvocati come facciano a lavorare cosí stipati, a digiuno poi. Mi immagino solo la temperatura dell'aula sotto zero, if I know my chickens ;)

L'ex primo ministro El Adly continua ad avere una mono-faccia allucinata.

Momento ludico: un avvocato sostiene che in realtà Mubarak è morto nel 2004 e che tutto è una cospirazione israelo-americana e che l'uomo sulla lettiga non è l'ex presidente e che bisognerebbe fargli un test del dna.
Il giudice non sa più come tenerli zitti e seduti, povero, gli offrirei un'helba bil halib.

Gli avvocati delle famiglie dei martiri restano sul retorico e chiedono il risarcimento, oltre ad essere molto indisciplinati. Ma si sono parlati con i loro clienti? Non hanno capito che vogliono giustizia e disfarsi delle minacce che hanno ricevuto dall'esercito e che per questo picchettavano piazza Tahrir, avendo pure paura di tornare a casa propria? Anche questo è da medioman egiziano: el flus. Da mohem. Peccato che non potessero permettersene di migliori.

Mubarak rimarrà all'ospedale militare lungo la strada tra il Cairo e Ismailia e non tornerà a Sharm (vediamo adesso i giornalisti esperti di geografia se sapranno localizzare l'ospedale. No, non è vicino alle Piramidi). Gli altri imputati rimangono in carcere.

Processo per raís e figli continuerà il 15 agosto. Quello per El Adly e gli altri sei si terrà domani.

L'Egitto sta facendo la sua storia, vorrei un giorno essere cosí emozionata anche per l'Italia.





lunedì 11 luglio 2011

Sapore di Nubia



Sono un po' schifata ultimamente. Da alcuni italiani che parlano d'Egitto, da alcuni egiziani che parlano d'Italia, da alcuni italiani che parlano d'Italia e da alcuni egiziani che parlano d'Egitto.

Beh, anche da molte altre parti dell'umanità, a dire il vero, ma non ci allarghiamo.

Oggi, pero', ho il sapore di Nubia, una regione che non ho ancora visitato, ma che ho respirato attraverso i racconti dei meravigliosi nubiani della diaspora che ho la fortuna di conoscere.

Da turista con la puzza sotto il naso della serie io-viaggio-solo-con-lo-zaino-odio-i-villaggi-tanto più-se-con-animazione-non-mi-parlate-di-visite-guidate al primo spettacolino di danza nubiana in hotel mi sono fiondata nel primo negozio di musica a comprare 5-dico-5 cassette (ah ah, chissà dove sono) cantando i vari motivetti al divertito negoziante.

Poi, com'è come non è, nella vita non si può mai dire e coi nubiani mi sono anche imparentata, ma la cosa davvero bella è che finalmente qualcuno mi ha insegnato i fondamenti della danza nubiana!!!!!!!!!!!!

Ballate con me ;)





Ali Hassan Kuban: il "Capitano" o il "Padrino" della Nubia




Hamza el Din, un'istituzione internazionale della musica nubiana. Non ballabile, ma meditabile :)




Commovente free-style telefonico tra Karam Mourad, nipote di Hamza el Din (vedi sopra), e l'anziano fratello di Mohamed Mounir (vedi sotto), il nubiano più pop e glamour che c'è




Mohamed Mounir, altrimenti detto "El Malek" (il re)

giovedì 30 giugno 2011

Egitto. Non solo la piazza Tahrir del tg


La maggior parte del mio tempo libero lo passo con uno strano hobby: cerco notizie sul web di un paese in evoluzione, dove, miracolosamente, dopo il 25 gennaio 2011, nessun giorno è uguale all'altro.
Un paese che è stato la culla della civiltà, ma che poi si è un po' ripiegato su se stesso, salvo poi dimostrare una superba posizione eretta grazie al vento della primavera araba.

Era da tanto che i media italiani non si occupavano d'Egitto, fino agli scontri nella ormai famosa piazza Tahrir di questi giorni. Scontri di cui io non parlero', perchè c'è chi lo fa molto meglio di me qui e qui.

La cosa cozza con l'insistente passaggio dello spot di promozione del turismo in Egitto. Mi immedesimo nell'italiano medio1: "ah vedi, pubblicizzano l'Egitto, ma il Mar rosso è in Egitto? ma Siarm el Sieík è in Mar Rosso? Ah ecco, si', allora possiamo prenotare, evvai!!! Speriamo che lo Smaila's sia aperto e inviti la Canalis ora che è single". O nell'italiano medio2, meglio conosciuto per quello-che-ne-sa-a-pacchi: "Ah vedi, pubblicizzano l'Egitto, staranno morendo di fame, col casino che hanno fatto. Figurati se ci vado, non si sa mai quello che potrebbe succedere!". O nell'italiano medio3, cioè italiano medio1 a seconda ripresa: "Ma allora Siarm el Sieík non è in Egitto? E quindi posso andare allo Smaila's sperando che invitino la Canalis ora che è single, tanto il Cairo non è sul Mar Rosso, no?" A questi si potrebbe aggiungere anche l'italiano medio4, che crede che le piramidi siano a Sharm el Sheikh , ma potrei continuare all'infinito.
In realtà riesco molto bene ad immedesimarmi anche nell'egiziano medio che aish barra (vive all'estero), che ritiene che nel suo paese la situazione non sia sicura, che oramai basta, la smettano di scendere in piazza, mubarak è caduto, vogliamo i turisti, che pensano che i suoi compatrioti sino dei trogloditi, che si stava meglio quando si stava peggio... etc.

Come dicevo, pero', non voglio parlare di piazza Tahrir - la rivoluzione che continua, ma vorrei portare l'attenzione dei  lettori (tre, considerando che mia mamma è in ferie) su quello che l'Egitto sta vivendo, oltre ai chiarissimi eventi degli ultimi giorni e all'evidente crisi economica che impera.

- i Fratelli Musulmani si sono divisi in diversi partiti: sono arrivati a 5. Forse non erano poi cosi' coesi ed organizzati come sembrava...

- per la prima volta, gli sciiti non vengono picchiati ed arrestati durante una loro festività. Tanto per dire che c'è chi nel mondo si impegna nell'ambito della tolleranza religiosa

- Nilo: il vecchio Mubarak, nella sua sfavillante politica estera con ricchi premi e cotillons, si era dimenticato di un piccolo dettaglio: l'acqua. eh, hai detto niente... l'Egitto, se non si dà una mossa, rischia di essere surclassato da paesi dell'africa nera a cui, evidentemente, si era sempre ritenuto superiore. Ocio, che se ti fregano l'acqua, poi son dolori! Ma la mossa l'Egitto se la sta dando, e dopo 25 anni di rapporti inesistenti, il Primo Ministro Essam Sharaf è andato in visita in Etiopia. Non è una cosa da poco.

- I rappresentanti di 3 chiese copte e molti attivisti copti in egitto hanno respinto la richiesta di protezione internazionale fatta da alcuni egiziani copti al congresso USA, con un linearissimo "i copti sono sotto la protezione dello stato egiziano e musulmani e cristiani in Egitto sono sotto la protezione di Dio, che ha nominato l'Egitto e il suo popolo sia nel Corano, sia nella Bibbia". Che altro dire, se non che dovremmo imparare l'amor di patria da chi è abituato a crescere insieme?

- l'Egitto ha rifiutato i prestiti dell'FMI e della Banca Mondiale, evitando di rimettersi nelle mani dei potenti. Il FMI e la Banca Mondiale sono stati duramente criticati anche durante la rivoluzione, poiché visti come strumenti per fare dell'Egitto un burattino manovrato dalle potenze occidentali. Secondo il Ministro delle Finanze Samir Radwan, l'Egitto non ne ha bisogno, ce la farà con le sue proprie risorse. Chapeau. Peccato solo quei regalini da Qatar e Arabia Saudita... paesi che non mi sembrano esattamente filantropi, ma tant'è, non è da tutti una decisione simile.

Sinceramente, invece che dissuadermi, tutto questo fermento esercita su di me una forza gravitazionale ostacolata solo dal piccolo dettaglio della mancanza di ferie.