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domenica 7 settembre 2014

Quando una ragazza cammina da sola al Cairo

Ogni tanto (giustamente) si ritorna sul problema delle molestie sessuali in Egitto.

Tra le altre cose, è stato fatto in modo magistrale nel film Cairo 678.

Ora una ragazza americana di origini egiziane fa un video sull'insicurezza che si prova in una semplice camminata al crepuscolo su uno dei ponti principali del Cairo.


Mi fa un po' ridere il fatto che non si senta sicura.

Kasr el Nil collega il cuore della città, l'ormai celeberrima piazza Tahrir, con l'isola di Zamalek, uno dei quartieri più posh della metropoli.

Oltre ai ragazzini che vengono filmati (e scelti con sapienti tagli), la ragazza sicuramente incontra venditori ambulanti, famiglie che passeggiano e coppiette che tubano. Se fosse notte fonda in un vicolo di un quartiere malfamato ok, mi sentirei insicura pure io (anche se è raro che a una straniera capiti più di una mano morta - anche se assolutamente non giustificabile, ovvio), ma lì, all'ora del tramonto, che per l'Egitto è l'ora di punta visto che fa un po' meno caldo... ma dai.

Quegli sguardi sono sguardi che ogni ragazza, e ancor di più se occidentale, riceve quando cammina. Fanno sentire in imbarazzo, fanno innervosire, ma, personalmente, non mi fanno sentire insicura.
Mi ricordo quando al liceo odiavo i militari: non si poteva passeggiare tranquillamente per il centro senza che sguardi lascivi  o apprezzamenti più o meno galanti ti facessero sentire una vacca al mercato agricolo.
O gli sguardi lascivi ricevuti a Colombo. Per non parlare di quelli in spiaggia a Gaeta.

La ragazza è americana, e sicuramente negli Stati Uniti nessuno ti guarda in quel modo, quindi si può sentire aggredita, o invasa, non lo metto in dubbio. Mi è anche venuto in mente che possa trattarsi di quello che gli inglesi chiamano "humblebrag", che potremmo tradurre come "falsa modestia", anche se non ne coglie tutta la sfumatura. Ma non voglio fare la solita acidona.

Aggiungo, inoltre, che in quei paesi ti guardano così anche le donne (se non peggio. Tutti gli amuleti antimalocchio che mi sono stati regalati sono per proteggermi dalle donne. Lo so). Sono tutti curiosi come delle scimmie e vogliono sapere da dove vieni, cosa fai, guardare come ti vesti etc.

In Egitto il problema delle molestie sessuali è piuttosto diffuso, e la ragazza, probabilmente, voleva fare la sua denuncia. A me fa solo ridere. Poteva impegnarsi di più. Fossero quelli i problemi del Cairo sarebbe una città all'avanguardia.

Si tratta di una società repressa in cui spesso il sesso viene dopo il matrimonio, che con la crisi viene rimandato sempre più frequentemente verso i trent'anni. Nel contempo, sono bombardati da immagini sessuali a manetta: nonostante la dittatura, la censura del porno è pressoché inesistente. Aggiungi un temperamento focoso, la scarsa alfabetizzazione, la mancanza di controllo delle nascite, e il gioco è fatto.

C'è molto lavoro da fare a partire dall'interno della società, e un video del genere non fa che denigrare una fascia sociale che magari è totalmente innocua: ragazzi a malapena ventenni, della Cairo "bene" che sono usciti a fare le vasche per cuccare.

Perciò, no, grazie, non lo ritengo utile per la lotta alla causa.


martedì 4 dicembre 2012

Morsillini e l'egiziano


Mi sento un po’ come lo spettatore che dalla montagna guarda due treni scontrarsi a valle.

Potrei parlare dell’Italia, invece sto parlando dell’Egitto. Non che ami l’uno più dell’altra, però devo ammettere che le vicende di quest’ultimo siano di gran lunga più appassionanti. Non meno tragiche, ma almeno più dinamiche.

Morsillini (da Morsi + Mussolini, nomignolo che spopola su Twitter) in pochi giorni si è incoronato imperatore, ha varato una nuova costituzione che sarà sottoposta a referendum il 15 Dicembre e ha oscurato siti web e canali televisivi.

Grande scatenarsi dei media con titoloni allarmanti sulla sharia, la famigerata e temutissima legge islamica, occhio per occhio dente per dente,  le punizioni corporali, pena di morte. Tutto questo non è sharia, comunque, sharia vuol dire norme religiose, tant'è vero che si chiama sharia anche l’insieme di regole che formano il codice delle religioni cristiane ed ebraica. Tutte quelle brutte cose come la sottomissione elencate sopra sono invece parte degli hudûd: Termine che letteralmente significa « i limiti ». Nel linguaggio specifico dei giuristi musulmani (fuqahâ’), rimanda all'insieme delle pene relative all'applicazione del codice penale islamico. (Definizione tratta da qui)
Non che non siano abusate in alcuni regimi, ma almeno chiamiamo le cose con il loro nome.

Le parole sono importanti.

Piazza Tahrir è di nuovo gremita. Questa discesa tardiva di manifestanti mi lascia un po’ perplessa. Questo shock nei confronti di Morsi che con un colpo di mano si è preso tutti i poteri e ha varato un testo costituzionale in 15 ore (leggermente più islamizzato del precedente, qui un’analisi esplicativa) non lo capisco. Non mi sarei aspettata niente di diverso. Anzi, mi domando perché abbia aspettato così tanto a far vedere la sua natura.

Non voglio puntualizzare l’ovvio, ma avete voluto la bicicletta?

Abbiamo visto i risultati del referendum precedente e anche delle elezioni (per quanto poco trasparenti possano essere state, tanto da essere boicottate dai gruppi rivoluzionari. E anche lì, sinceramente avrei fatto meno la fighetta).
Lo strumento ce l'avevano, non l'hanno usato. Il 47% di affluenza in un paese che ha ribaltato un raìs trentennale è troppo poco, la scarsa partecipazione è stata eclatante.

Ora tutti in piazza.
Qualche centinaia di migliaia di persone, forse un milione, ma non sarà la piazza a cambiare l’Egitto.

C’è il 40% di analfabetismo, e se lo uniamo all'orgoglio di appartenenza alla religione che è insito nell'essere egiziano, lo portiamo a votare chi della religione si fa il paladino.
Ma svegliatevi!!! Vi hanno negato l’istruzione per anni, a causa di infrastrutture indecenti muoiono interi pullman di bambini e voi vi perdete dietro a falsi predicatori di principi che si guardano bene dal rispettare? Vi perdete dietro alla libertà di velo delle hostess dell’Egyptair mentre 2 strade più in là delle famiglie intere (e quando dico famiglie dico 10-12 persone, non 3-4) vivono nei sottoscala senza le più basiche condizioni igieniche?

Alle volte ho l’impressione che l’egiziano non si voglia bene, che non si prenda cura di sé (e attenzione… è haram!):  il concetto di pericolo pare non sfiorarlo minimamente.  La cintura di sicurezza non è un optional da mettere nei punti di controllo e da staccare immediatamente dopo perché è fastidiosa , tuo figlio non è al sicuro nel posto davanti con te solo perché è fra le tue braccia, gli infissi arrugginiti di alcuni microbus sono armi batteriologiche, la macchina non è sicura solo perché si accende, tanto per dirne qualcuna.
La mentalità un po' menefreghista o se vogliamo fatalista (gul ya rab) gioca molto a sfavore del suo stesso interesse: non vado dal dentista perché non mi fa male il dente, non pago l'assicurazione anche se faccio l'autista perché inshallah non ammazzo nessuno (e non sto parlando di chi non ha le possibilità economiche), tengo il bambino davanti perché così sta buono, compro la turca (senza sciacquone) anziché la tazza perché costa meno e hai visto mai che il vicino pensi che poi me la tiro.


Comunque.

All'egiziano non mancano l’ingegno e la creatività, nonché la voglia di ridere e una discreta dose di pragmatismo. Sono convinta che, se si concentra, può fare grandi, grandi cose.

Yalla, ya Masr!

sabato 12 novembre 2011

Tahrir 2 mesi dopo

 Ho sempre rimandato il racconto della mia esperienza a Tahrir del 9 Settembre 2011 perché non mi piace scrivere sull'onda delle emozioni. O meglio, mi viene meglio scrivere sull'onda di emozioni negative.
Se fossi stata una pittrice sarei stata un'espressionista, senza dubbio. All'esame di terza media ho sconvolto i miei prof. che mi avevano sempre data per un'impressionista. Sè, sè.

L'urlo di Munch, 1893
Divagazioni a parte, mi sembra fuori luogo fare quasi due mesi dopo il resoconto di quello che ho visto, sentito e immortalato. Sembra retorico continuare ad affermare che la manifestazione era totalmente laica, che non ho visto più barbuti del solito, che di copti ce n'erano in abbondanza, che uno degli slogan più scanditi era: "cristiani, musulmani: una mano sola".
Che senso avrebbe raccontare che dopo la preghiera del venerdi' hanno fatto un canto sacro cristiano? Che durante la stessa preghiera del venerdi' davanti ad alcuni musulmani c'erano copti che ascoltavano l'imam? Che allahu akbar veniva gridato da tutti insieme perché non è un inno terrorista, ma semplicemente la traduzione in arabo di Dio è grande?


Mi annoio da sola.
Di seguito un po' di foto senza commenti.


















Poi mi viene anche un po' la nausea quando vedo certi commenti su Facebook che sembrano godere di una sottospecie di lotta religiosa che in Egitto non è mai esistita, se non sottoforma di Fitna o di atavici odi tribali. Sissi', ci sono ancora le tribù, che sono preislamiche, e sono anche forse più importanti della scelta confessionale. Ma l'antropologa non sono io, c'è Meg che ne sa a pacchi su questo tema.

Non è un mistero cosa pensi sulla comunità italiana residente a Sharm el Sheikh (restando diplomatica posso dire che non ha la minima intenzione di integrarsi né di conoscere la cultura del paese ospitante) e non sono nemmeno mai stata una fan degli egiziani presenti in loco ("corrotti" dal turismo, in tutte le accezioni possibili e immaginabili).
Se prima della rivoluzione le due comunità convivevano piuttosto pacificamente, a volte in modo parallelo, a volte mescolandosi commercial-amorosamente, ora le trovo più distanti che mai, sebbene accumunate dalla crisi del business: laddove gli egiziani, improvvisamente con una riduzione drastica del lavoro, si rifugiano nella religione in toni piuttosto accesi, gli italiani, mossi dallo stesso motivo, si trincerano nella loro superiorità razziale.

La stessa cosa che succede in Italia, insomma.


Che noia e che nausea. E che terrore.



mercoledì 3 agosto 2011

Processo Mubarak: pensieri e parole

Processo di Hosny Mubarak, figli Gamal e Alaa e vecchio entourage (parte di esso, almeno, tra cui l'ex ministro degli interni Habib el Adly).

Commenti e sensazioni scritti più per la mia memoria labile che per altro. Non voglio dimenticare i dettagli di questo pezzo di storia.
Pensieri e parole. Cosí, a caldo, come sono venuti guardando la diretta.
In gabbia su una lettiga coi figli. Tutti di bianco vestiti . Giudice nervoso cerca di tenere il controllo e far mettere in una lista gli avvocati di accusa e difesa.
Cari gli egizi, incasinati anche nell'aula di tribunale. Tempo infinito per fare questa lista. "Per favore state calmi e seduti". Ma non si poteva fare prima? (me fanno mori' con la loro disorganizzazione... e anche incazza', eh)

Mubarak mantiene la sua mimica corporale anche nel letto. Mano sul mento, indice sul naso, sguardo fiero e supponente, capelli rigorosamente tinti. Non sembra molto sofferente. Incredibile sia arrivato in aula di tribunale, pensavo fingesse un altro attacco o un coma durante il viaggio.


Gamal e Alaa sono in piedi in fianco a lui, non si siedono come gli altri imputati. E' la prima volta che si vedono da quando i figli sono stati arrestati 4 mesi fa. Immagini a tratti commoventi. Tutto calcolato o sono io sempre meno cinica? Marghe, aripijate.
I Mubarak juniors si mettono in continuazione tra la telecamera e il padre.

Discorsi retorici sul mese sacro di Ramadan e l'importanza della religiosità da parte di qualche avvocato. Giudice taglia corto. Gamal e Alaa sempre in piedi con il corano in mano. Ah, che uomini pii.

Si snocciolano tutte le malefatte, anche l'oscuramento di internet durante i primi giorni della rivoluzione. Una dopo l'altra. Cosi' dal vivo fanno proprio impressione. E c'è gente che rimpiange il regime?

I Mubarak negano tutto categoricamente. Forse sono stati fraintesi?

Mi chiedo gli avvocati come facciano a lavorare cosí stipati, a digiuno poi. Mi immagino solo la temperatura dell'aula sotto zero, if I know my chickens ;)

L'ex primo ministro El Adly continua ad avere una mono-faccia allucinata.

Momento ludico: un avvocato sostiene che in realtà Mubarak è morto nel 2004 e che tutto è una cospirazione israelo-americana e che l'uomo sulla lettiga non è l'ex presidente e che bisognerebbe fargli un test del dna.
Il giudice non sa più come tenerli zitti e seduti, povero, gli offrirei un'helba bil halib.

Gli avvocati delle famiglie dei martiri restano sul retorico e chiedono il risarcimento, oltre ad essere molto indisciplinati. Ma si sono parlati con i loro clienti? Non hanno capito che vogliono giustizia e disfarsi delle minacce che hanno ricevuto dall'esercito e che per questo picchettavano piazza Tahrir, avendo pure paura di tornare a casa propria? Anche questo è da medioman egiziano: el flus. Da mohem. Peccato che non potessero permettersene di migliori.

Mubarak rimarrà all'ospedale militare lungo la strada tra il Cairo e Ismailia e non tornerà a Sharm (vediamo adesso i giornalisti esperti di geografia se sapranno localizzare l'ospedale. No, non è vicino alle Piramidi). Gli altri imputati rimangono in carcere.

Processo per raís e figli continuerà il 15 agosto. Quello per El Adly e gli altri sei si terrà domani.

L'Egitto sta facendo la sua storia, vorrei un giorno essere cosí emozionata anche per l'Italia.





venerdì 22 luglio 2011

"Tahrirland" e dintorni

Foto presa qui
Mentre Piazza Tahrir è diventata una piccola città autogestita, con tanto di scuola, cinema, biblioteca ed entertainment vari (il-fiume-di-parole Sandmonkey ne fa un'emozionante descrizione), i venerdí continuano ad essere i giorni votati alle manifestazioni, o, per meglio dire, ai sit-in, vista l'organizzazione della sicurezza che Tahrirland si è data per evitare la gente molesta tanto cara ai media.

Per oggi ci sono tre chiamate al milione in piazza:
- quella degli abitanti di Tahrirland, chiamata "Il Venerdí dell'Unità", per dimostrare la coalizione contro le forze ancora in piedi del regime
- quella dei salafiti, chiamata "Il Venerdí dell'Identità e della Stabilità", per esprimere dissenso contro il manifesto di valori sovra-costituzionali, troppo laici per i loro gusti
- quella dei nostalgici nasseriani, chiamata "Il venerdí della Giustizia Sociale" per festeggiare la rivoluzione (nasseriana, per l'appunto) del 23 Luglio 1952


I Fratelli Musulmani hanno deciso di non partecipare a nessuna di queste. Magari tramano nell'ombra, ma li vedo un po' persi. Lo spauracchio dell'occidente, prima si unisce alla rivolta del 25 Gennaio soltanto verso la fine, poi si fa promotore de "Il Venerdí dell'Insistenza" dell'8 Luglio, poi vuole produrre un film sulla rivoluzione. Nel frattempo, ricordo, si sono scissi in 5 (ben cinque) partiti, e le tentano tutte per guadagnarsi consensi. C'è grossa crisi, nella vecchia Ikhwan, si stava meglio quando si stava peggio, eh?


E mi sa che gli USA non sanno più che pesci pigliare, dopo che avevano individuato proprio nei Fratelli Musulmani gli interlocutori più appetibili del panorama egiziano attuale . Di sicuro non i salafiti (che sono pure pochi, solo che ora sono visibili, prima no, nascosti nelle piccole moscheucce di campagna - continuo a ripeterlo), di sicuro non i ragazzi di Tahrir (troppo rivoluzionari, troppo autonomi, troppo democratici), di sicuro non i militari (come si permettono di rifiutare gli aiuti della Banca Mondiale e dell'FMI?)

In tutto questo, una blogger sempre aggiornatissima ci elenca i punti del progetto di legge elettorale.
Non mi piace un granché, a parte la possibilità di votare con la carta d'identità e l'abbassamento dell'età per la candidatura all'assemblea popolare da 30 a 25 anni. Molte cose non chiare, come l'abolizione delle quote rosa (ma l'obbligo di almeno una donna in ogni lista - ?), o la possibilità di voto per i residenti all'estero, per non parlare dell'abolizione degli slogan religiosi (vecchia guardia e comportamento da struzzo) e del rifiuto degli osservatori internazionali come rifiuto alla sovranità (ehm...). Staremo a vedere.


Nel frattempo, dove si sta bene e si gioca a Monopoli con gli USA c'è chi pensa a tutt'altro, come per esempio Hamad, che modifica il corso delle acque perché il suo nome sia visibile dallo spazio.
Queste sí che sono priorità.

Oppure, ancor peggio e di italica reminiscenza, c'è chi progetta un ponte sul Mar Rosso per arrivare direttamente in Arabia Saudita.

A me sembra che gli unici a capire qualcosa del mondo sono proprio qui