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lunedì 12 gennaio 2015

Banality Fair

Un post a quattro mani, riflessioni tra Como e Bruxellles.

Non mi è venuto in mente un titolo migliore, leggendo la maggior parte dei discorsi nati in questi giorni, correlati agli eventi di Parigi. Eccomi col mio personale contributo alla fiera delle banalità. Banalità, lo so, sono i punti che sottolineo e rimarco, elencati un po' a caso, non sono riuscita proprio a trattenermi...
Postilla: Meg, da intellettuale qual è,  teme di essere banale perché quello che scrive le sembra dettato semplicemente dal buonsenso. Pensa che sia superfluo rimarcare alcuni punti, perché, diamine, ancora lì siamo? Sì, megghina. Quindi le banalità sono degli altri, perché sono ignoranti nel senso che ignorano, ma peccano di ignoranza attiva, di cui nulla è più terribile, per dirla alla Goethe.  Repetita iuvant, a costo di farne un mantra. Oooooooooohmmm.

Vago per la tivù e mi capita di sentire, da parte di un noto editorialista del Corriere della Sera, pronunciare queste parole: “Se parliamo di terroristi islamici, di islamisti, di fanatici dell’Islam, come si può sostenere che l’Islam non c’entri nulla?”.
La domanda qui sopra sembrerebbe non fare una piega, seguendo il pensiero logico delle prime fasi dell'età evolutiva, quel periodo della vita cioè in cui crediamo ancora in Babbo Natale e nella Fatina dei Dentini, per intenderci.
Banalità numero 1: questo ragionamento è di una superficialità disarmante. Ignora deliberatamente quelle che sono le mille sfaccettature dell'Islam, in quanto religione, così come il milione di sfaccettature politiche e sociali dei contesti all'interno dei quali il fanatismo e il terrorismo di matrice islamica si sono sviluppati e si alimentano.
Una postilla alla Banalità numero 1: non è che perché noi siamo ignoranti e non conosciamo la storia dell'Africa o del Medio Oriente, ci dobbiamo convincere che Africa e Medio Oriente siano due buchi neri senza storia, fermi al Medioevo, dominati da logiche tribali e guidati da fedi sanguinarie (qui il riferimento all'ultima strage firmata Boko Haram è fin troppo facile). Ci sono svariati libri che possono farci capire qualcosa di più. "Postcolonialismo" di Achille Mbembe secondo me va letto.
Aggiungerei la postilla numero 2 alla banalità numero 1: bisogna fermare i clandestini. Perché questi  2 franco algerini, che sicuramente parlano l'arabo peggio di me, per l'italiano medio sono scesi da un barcone. Che siano nati, cresciuti, vissuti e pasciuti nella nostra Europa laica e liberale non ci dice niente, perché è colpa dell'islam, questo grande fratello demoniaco che è insito nel dna di chi viene "da quei paesi là". Noi non sbagliamo un colpo. Le nostre istituzioni sono perfette, il sistema sociale è impeccabile ed è sempre e solo colpa dell'islam. Capire dove nascono queste cellule, perché proliferano, studiare una strategia per combatterle non è affar nostro, perché è colpa dell'islam. Ci pensi l'islam, oppure annientiamo l'islam, a seconda delle correnti di pensiero.

Le citazioni tratte dal Corano, per giustificare quanto sia embedded nel Musulmano medio il desiderio di provocare morte tra gli infedeli, si sprecano. Dimenticando, come scrive Stefano Feltri, che "anche Gesù dice che bisogna tagliare la mano che dà scandalo, ma non è molto appassionante discutere se si tratti di un invito a sacre mutilazioni o di una metafora", e che Banalità numero 2: se estrapolo una frase dal contesto posso utilizzarla per dire tutto e il suo contrario. Oggi pretendiamo, da parte dei rappresentanti delle varie comunità islamiche, spiegazioni, scuse e quant'altro. Però...
Anche Charles Manson ha ucciso nel nome di una religione che si è inventato lui, ma nessuno ha mai avuto dubbi sul fatto che fosse "semplicemente" uno psicopatico, come lo è Breivik, il terrorista norvegese "integralista cristiano". Fa notare anche KareemAbdul-Jabbar sul Time: "quando il Ku Klux Klan incendia una croce nel cortile di una famiglia di neri, ai cristiani non è richiesto di spiegare in che modo queste azioni non sono cristiane".  Perché?
Ma proprio filosoficamente non sono d'accordo con il dissociarsi e il condannare, e nemmeno con il #notinmyname. Capisco che in un periodo di carenza neuronica cosmica come questo, potrebbe essere utile che nel mezzo d'informazione principale (Barbara d'Urso, ovviamente) passassero dichiarazioni e manifestazioni a favore dell'islam moderato, ma anche lì, è sbagliato dal punto di vista semantico. Non esiste l'islam moderato, l'islam è moderato, come qualsiasi altra religione. Anzi, non è nemmeno moderato. C'è chi ci nasce 
e chi lo sceglie, alle volte è solo una contingenza geografica. Ma ecco chi lo spiega meglio. Esiste l'estremismo, il fanatismo, e non vedo perché doversene dissociare. Mi sembra inutile, superfluo, banale.
Faccio un volo pindarico. E' come quando non ho sentito la necessità di incavolarmi all'accusa ai giovani di essere "choosy" da parte della Fornero: so di non esserlo quindi non colgo l'offesa.
Vengo da una regione in cui l'assessore alla cultura ha emesso una circolare perché i presidi obblighino i genitori dei ragazzi musulmani a condannare l'atto di terrorismo. Se non è terrorismo questo! Ma come si può? Dovrei dissociarmi dall'essere nata in una regione che produce tante menti piccole e ignobili?
Come italiana dovrei dissociarmi dalla mafia come prima cosa la mattina appena mi sveglio?

Oppure, e qui scatta la Banalità numero 3: cavalcare l'onda del discorso sui giovani immigrati o figli di immigrati, colpevoli di essere male integrati, ignorando deliberatamente problematiche quali la disoccupazione, o la giustizia sociale. Aspetti sui quali dovremmo invece iniziare a riflettere, seriamente. C'è chi sostiene che siano cresciuti con latte e odio, che siano geneticamente predisposti alla violenza, che dovremmo rimandare "tutti in Marocco".





Questo concetto merita un breve excursus:
Per Marocco ovviamente si intende la grande Nazione dalla quale provengono tutti i Marocchini. Voi pensate di sapere cosa siano i "Marocchini", mi spiace ma in realtà non è così: si tratta di una macrocategoria sociale che comprende persone dalle più varie nazionalità tutte ritenute atte a svolgere il fondamentale ruolo di vu' cumprà sulle italiche spiagge. E' importante saperlo, altrimenti si rischia di incorrere in equivoci.
Ok, va bene, allora su Gabriele Carugati, nome di guerra Arcangelo, cosa vogliamo dire? Che ha avuto un'infanzia difficile, con i genitori leghisti, in provincia di Varese? O c'è un movente religioso dietro la sua partenza per il fronte Ucraino? O forse il vero padre è l'idraulico tunisino del paese, da qui avrebbe origine la sua naturale predisposizione alla violenza?

Un amico mi scrive: "Questi barbari non ritengono la vita un valore, questo complica la possibilità di una loro redenzione ad un'esistenza pacifica su questa terra".
Anche l'Arcangelo qui sopra non è che vada in giro a portare la pace nel mondo, armato fino ai denti. In ogni caso è importante identificare chiaramente a chi ci si riferisce parlando di "questi barbari".
I "Marocchini"? No, ok, è una battuta.
Gli attentatori? Della loro redenzione vi interessa? Banalità numero 4: Nessuno di noi è il Padreterno, la redenzione se la vedono con chi di dovere. Impedire che facciano del male ad altre persone, questo sì è importante, siamo tutti d'accordo. Benissimo. Come mai (lo dice anche Libero, non solo i giornali comunisti) "i servizi segreti algerini avevano allertato il 6 gennaio Parigi di un attacco terrorista imminente", ma questa allerta pare sia stata ignorata dai servizi segreti francesi?

Ce ne sarebbero anche tanti altri in merito, ma se avete voglia, leggete questo articolo di giugno: "Irak: chi Arma l'ISIS e perché gli USA noninterverranno"

Banalità numero 5: insomma, siamo italiani. Siamo il Paese dove uno va a prendere le sigarette e muore crivellato da colpi di mitra perché ha la sfiga di essere omonimo di un boss scissionista. Siamo il Paese dove esistono realtà come lo Zen, il noto quartiere di Palermo. Siamo il Paese che ha ispirato testi come "La Pelle" di Curzio Malaparte, giusto per non dimenticare cosa eravamo fino a qualche anno fa, come ci avevano ridotto la guerra e la fame. Non ai tempi delle Crociate, ma qualche decennio fa. Alla luce di ciò mi chiedo: perché abbiamo sempre voglia di sparare giudizi morali a raffica, dal caldo dei nostri salotti, prendendo per verità incontestabili quelle che ci propinano i media (tra cui anche le simpatiche uscite di Salvini) senza farci domande e soprattutto sentendoci sempre tanto superiori? Sento proprio adesso su La7: "Vai nel loro Paese con una croce e ti fanno un buco di cu** così". E vabbè...

"Alla violenza si risponde nell'immediato con l'espressione di maggior forza per avere la meglio". Banalità numero 6: Il rischio è di bombardare a caso un presunto deposito di armi dell'ISIS, salvo poi "sbagliarsi" e distruggere una scuola. Oppure mi vengono in mente, ad esempio, le torture e gli abusi perpetrati dalla CIA nei confronti dei prigionieri. Crediamo fermamente che tutte le persone torturate se lo meritassero, che comunque sia stato un sacrificio necessario per il bene del pianeta? Le vite di queste persone che valore hanno? Meno di altre? Ah ma allora forse anche per noi la vita non è un valore poi così importante e universale...

In ogni caso #iononsonoinguerra.

Scrive Paola Caridi: "Noi, noi siamo (stati) in guerra contro di loro. Sulla loro terra. Per anni. Nella presunzione di battere il terrorismo internazionale dell’11 settembre e consegnare un modello di democrazia sui fusti dei nostri cannoni. La colpa più grave di questi tempi, però, è che noi europei siamo in guerra con noi stessi, con quegli stessi valori dietro ai quali razzisti e islamofobi si stanno ora nascondendo. Noi siamo in guerra contro i diritti civili, che nei fatti non riconosciamo a tutti coloro che vivono in Europa. Noi siamo in guerra contro la tolleranza, anzi, contro il rispetto che dobbiamo a ogni essere umano. Noi siamo in guerra contro coloro su cui applichiamo con una ipocrisia senza pari il doppio standard: da noi vige la democrazia, voi vi potete tenere i vecchi e nuovi dittatori che a noi fanno comodo. Noi siamo in guerra contro coloro di cui non riconosciamo la sofferenza: i profughi che stanno morendo di freddo in Libano e Siria, i civili ammazzati dagli eserciti statunitense e britannico in Iraq, i migranti morti annegati nel Mediterraneo, i palestinesi tra le macerie (ora alluvionate) di Gaza".

Banalità numero 7: a proposito di ipocrisie... Tra i "potenti del mondo" che hanno sfilato a Parigi anche Bibi Netanyahu. Tralascio il suo CV, comunque chissà cosa ha da dire sul 22 luglio 1987, quando su un marciapiede di Londra veniva ucciso Naji al-Ali, disegnatore e vignettista palestinese che usava i suoi disegni come strumento di lotta politica nell'ambito della questione palestinese. 
Vi invito a riflettere sul fatto: Netanyahu in prima fila ad una marcia di pace. Il mondo è strano.



Non posso non tirar fuori anche la Banalità numero 8 sulla libertà di stampa, ma giuro che è l'ultima. Fanno un po' sorridere le prese di posizione "senza se e senza ma" a favore della libertà di stampa da parte nostra, che considerata la classifica mondiale siamo al 49° posto, dopo Haiti e Niger. Leggo su 1000 bolle blog e mi trovo d'accordo: "In Italia, nei mesi passati, quando si sono sollevate questioni spinose riguardanti la libertà d’espressione a casa nostra (penso al film La trattativa continua di Sabina Guzzanti, al caso dei cani impiccati a Telejato) nessuno si é preoccupato di difendere il diritto di dire la verità, di cercare di togliere il nostro paese dal Medioevo morale e civile nel quale è piombato negli ultimi vent’anni".
Esatto. I #jesuischarlie de noantri sono quelli che non hanno battuto ciglio quando Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Sabina Guzzanti sono stati marchiati a fuoco dalla mano della democrazia libera, della libertà di stampa che tanto strenuamente difendono.
Il sopracitato Salvini inneggia alla libertà quando una delle sue attività principale nella sua pagina Facebook è bannare chi osa contraddire le sue sparate.




E a questo punto forse ne ho dette anche troppe.
Ma anche no.

lunedì 25 luglio 2011

Norvegia: il terrorismo di un folle (?)

Sto cercando di bacchettarmi le dita e impormi di non scrivere nulla su quanto accaduto in Norvegia, un po' come cercavo di fare dopo la morte (???) di Osama Bin Laden.
Nonostante i miei sforzi, non riesco a impedirmelo, perché all'ulcera preferisco di gran lunga l'indolenzimento dei polpastrelli.

Mentre l'accaduto accadeva, leggevo in qua e in là frasi del tipo "si segue la pista del terrorismo islamico", oppure "gruppo jihadista rivendica l'attentato", o anche "si sospetta rappresaglia del fronte estremista islamico per le vignette danesi su Maometto riproposte da un quotidiano norvegese" e inoltre "non si escludono coinvolgimenti di movimenti sovversivi locali"... insomma nessuna traccia di certezza, ancora.

Tuttavia, ogni singolo TG italiano descriveva l'orrore delineando il colpevole che noi tutti ormai conosciamo: turbante, striscetta verde con caratteri arabi sulla fronte, kalashnikov e 4-5 bombe a mano, zainetto imbottito di tritolo, "Allahu Akbar" prima di sganciare l'ordigno.


Tuttavia, almeno due quotidiani, Libero e Il Giornale, dimostrano la professionalità, l'intelligenza e la capacità di discernimento che li ha sempre contraddistinti in due copertine da Oscar.

Non contento, il Magdi CrisTalebano Allam de noantri (perché per noi l'extracomunitario musulmano è accettabile e integrato solo se beve alcol, mangia maiale e non va in moschea e rinnega fino alla morte le sue origini) scrive su Il Giornale che è comunque colpa degli islamici, perchè il terrorismo cristiano-occidental-fascista-xenofobo è una chiara e diretta conseguenza della multiculturalità. Soluzione? Chiudere le porte a questi loschi figuri che, com'è come non è, mandano avanti la nostra ammaccata economia.

E qui mi ricollego a un bellissimo post di Mazzetta: ma ci rendiamo conto che i nostri politici, i nostri giornalisti, i nostri vicini di casa parlano cosi'? La pensano come Breivik?

Magari sogghignano anche, oppure si dispiacciono perchè ha colpito "i comunisti" e non i diretti interessati? Vuoi mettere? 100 arabi in meno in mezzo alle teste bionde? Sarebbe stato un affare. Stupido, stupido Breivik.
Pero' ha lasciato l'eredità. Il suo manualetto, il suo Main Kampf scritto in inglese a beneficio delle masse (un po' meno quelle italiane votanti lega, almeno, fiuuu) è on line, tutti ne possono usufruire, trarre spunto, ispirazione.


Ma siamo matti? Ci rendiamo conto del pericolo dell'emulazione? (non scordatevi che è estate, fa caldo e gli istinti omicidi si autoalimentano)? Non ci sembra il caso di combattere queste ideologie malsane insieme a quelle del terrorismo islamico?

Sono disgustata dalla gente che liquida la cosa con un "è un folle". Un folle? Siamo sicuri che la follia non sia una semplice scusa che l'essere umano si dà per giustificare la cattiveria? Esistoni i folli, ma c'è anche tanta, tanta cattiveria. E i discorsi da Cetto La Qualunque o da Borghezio o da Feltri o dal vicino di casa non sono folli, sono CATTIVI.
Linko queste riflessioni che corrispondono totalmente alle mie.

Terrei poi a puntualizzare che il lessico sbagliato la fa da padrone anche stavolta: ora stravolgono tutto di nuovo, gli accusati di terrorismo non erano gli estremisti islamici (o islamisti, anche più corretto), ma l'Islam, i musulmani. No, ma dico, vogliamo arrivare a mettergli un numeretto e una tuta a righe a 'sta povera gente? Chiuso ai cani, extracomunitari (perché le extracomunitarie le vogliamo, se non sono velate e fanno vedere tette e culo), musulmani e comunisti.

Aaaaaaaah, che bel mondo.

martedì 3 maggio 2011

Tu vuo' fa' o' talebano



Avevo giurato a me stessa di non farmi coinvolgere. Perchè dovrebbe importarmi la morte di un personaggio che sembra un'entità parallela piuttosto che una persona vera?
E infatti, non mi interessa. 
Quello che attrae la mia attenzione (morbosa, lo ammetto) è il cancan mediatico che inevitabimente ne è scaturito. 
Vorrei non curarmi di loro, ma guardare e passare, e vorrei non notare le seguenti cose - cosi', di getto, sono sicura che appena pubblico me ne verranno altre, anzi, se volete partecipare all'elenco, siete i benvenuti: 
  • il presidente Obama che esulta della morte di un (ex?) sanguinario terrorista che ha smesso di essere popolare, ma è diventato una sorta di "mito", al negativo, chiaro. 
  • l'opinione pubblica che si sente sollevata dalla morte del personaggio e dichiara vinta una battaglia nella guerra al terrorismo
  • le feste in piazza come ai mondiali
  • le prime 3 cose dopo un arco temporale di 10 (dieci) anni
  • la storia della sepoltura in mare secondo la legge islamica  
  • la foto taroccata che risale al 2006 
  • il fatto che il latitante latitasse in un quartiere residenziale in mezzo a caserme e accademie militari pachistane 
  • la Biancofiore che inneggia al miracolo del neo-beato Wojtyła

...ma non ci riesco, e siccome dovro' farmene una ragione, canto.

Ve lo ricordate? Circolava poco dopo il fattaccio 10 anni fa...




posted by: marghe

mercoledì 13 aprile 2011

Bigotti di tutto il mondo, unitevi!


vignetta presa da
http://ladyradio.noblogs.org/category/vignette/

Leggo nel sito de Il Fatto Quotidiano un post del blog di Giulietto Chiesa, intitolato “Ma quanto siamo bigotti?” http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/quanto-siamo-bigotti/102558/ A sua volta, il post fa riferimento a un articolo di James Carroll, sull’International Herald Tribune del 5 aprile.

Il succo è: noi occidentali siamo bigotti e ignoranti. A causa della nostra ignoranza, dunque, riteniamo ciò che non conosciamo, l’islam, nel caso citato da Carroll , violento e pericoloso.
Non che il considerarci bigotti e ignoranti mi sorprenda, ma mi fa riflettere su quanto invece siamo simili, noi occidentali e loro, i temutissimi musulmani.

Il terrorismo è indefinibile da quanto è inconcepibile, ma veramente dobbiamo sprecare parole per dire che musulmano non significa terrorista? No, mi rifiuto, al massimo vi consiglio un film: “Il mio nome è Khan”. Guardatelo, è un po’ lungo, un po’ polpettone, ma molto bello, con quello stile tipicamente bollywoodiano che mi piace tanto.

Quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo…no, attenzione, perché mi ci includo? Ma si’, non fa mai male mettersi in discussione (cosa che molti bigotti ignoranti non fanno, ma facciamo finta). Dicevo…quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo non capiamo cosa significa seguire i precetti di una religione.

Abbiamo anteposto la dormita domenicale alla messa da talmente tanto tempo che la richiesta di costruzione di un luogo di culto ci pare un affronto al nostro amor proprio. Ci inalberiamo per la proposta di rimozione del crocefisso nei luoghi pubblichi e corriamo a difenderci dall’invasione islamica senza renderci conto che la richiesta era stata fatta da un’atea. Dimentichiamo le preghiere e appena sentiamo Allahu akbar ci aspettiamo di vedere un uomo con uno zainetto imbottito di tritolo. Siamo talmente perversi nel nostro bigottismo che consideriamo un musulmano integrato se beve alcol e mangia maiale.

Quindi…ci vogliamo ancorare alle nostre radici cattoliche perché? Per strizzare l’occhiolino ad atei, agnostici e apostati e dare di gomito a chi non rispetta i comandamenti della sua confessione? Beh, siamo dei personaggi interessanti.
Siamo religiosi o no? Quando siamo religiosi e quando no?
Non sto a tirare fuori il discorso della carità cristiana perché mi sembra talmente collegata all’accoglienza che mi annoierei da sola (e qui non mi viene in mente nessun film da consigliare), ma sono stanca di sentir dire che lo tsunami di tutti questi tunisini (?) lede la nostra comunità e tradizione cattolica.

Siamo così ancorati alla nostra religione da chiamare convertiti coloro che decidono di professarla appieno seguendone alla lettera tutti i dettami...uhm... Convertiti. Ma de che? Non siamo bene o male tutti nati e cresciuti nell’educazione cattolica?
Però va di moda. Eccome se va di moda. Faccio zapping per due domeniche di seguito e incappo in Domenica 5 che ha come ospiti prima Nicola Le Grottaglie che dispensa perle di saggezza su temi quali aborto, matrimoni gay, adozioni da single, astinenza sessuale, e poi Claudia Koll con Paolo Brosio che si lodano e s'imbrodano per l’acquisita illuminazione divina. Poi, quasi per caso, m'imbatto in questo articolo dell’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quanti-pallonari-in-nome-di-dio/2148714 dove scopro che Nicola Le Grottaglie non è solo nel mondo del calcio, ma è in ottima compagnia. Googlo un altro po’ e scopro che è un fenomeno davvero dilagante nell'ambiente televisivo.

Nulla da dire sulle scelte personali, ma mi lascia un po’ perplessa il contorno.

Soprattutto perché qui mi ricollego all’inizio, cioè a quanto simili siano i bigotti e gli ignoranti di entrambe le religioni prese in considerazione. Anche tra i musulmani, infatti, fa scalpore l’attrice che a un certo punto si ritira dalla professione e si mette l’hijab (velo che copre capelli e collo): viene invitata nelle trasmissioni e spesso si fa anche messaggera della “conversione”. Che cos’è l’hijab se non un simbolo di ostentazione dell’appartenenza religiosa? Un po’ come la croce tamarra di Povia che ancheggia a Ballando con le Stelle, forse addirittura meno trash.

Anche nelle moschee c’è moria di fedeli, anche nelle case nordafricane la tv la fa da padrona nel lobotomizzare le menti, anche nel mondo arabo si preferisce il centro commerciale alla preghiera diurna. Anche "da loro" un cristiano che non va a messa tutte le domeniche e che è in grado di dire As-salamu al-aykum è guardato con simpatia e con meno diffidenza.
Anche i musulmani, nelle loro scelte politiche e/o sociali, traggono legittimità dalla religione. Dovrebbe sorprenderci? Perché Democrazia Cristiana sì e Fratelli Musulmani no? Perché in Egitto ci sono anche molti cristiani, quindi sarebbe discriminante per loro essere governati da un partito fondato sulle basi di un’altra religione. E nel nostro occidente ci sono tanti musulmani, buddhisti, ebrei, induisti, seguaci di scientology e chi più ne ha più ne metta. Ma non son degni di essere considerati, no?

Perché non potremmo prenderci per mano e imparare l’uno dall’altro (faccio un po’ catechista, eh?) a costruire una struttura di sana convivenza e arricchimento reciproco?
Perché io lo vedo possibile? Sono pazza?