- Dal votare col naso tappato
- Dalla gente che non si lava
- Dalle lamentele continue
- Dalle proteste delle donne che fanno notizia solo perché sono in topless
- Dai link melensi su Facebook
- Da chi è contro l'utilizzo delle cellule staminali per la cura di malattie gravissime
- Da chi fonda una campagna elettorale sull'odio e sulla paura
- Dalla gente che ti guarda ma non ti saluta e distoglie lo sguardo prima che lo faccia tu
- Dalle mie occhiaie
- Da chi entra in metro e si ferma sulla porta
- Dalle "malattie" sine causa e soprattutto sine solutio
- Dai sandali coi calzini
- Dai Fratelli Musulmani
- Dagli status su Facebook ogni 2 minuti... Per quello c'è Twitter, cambiate social network
- Dalle colleghe che vogliono essere tue amiche per sapere i fatti tuoi
- Dalla mia pigrizia
- Da Berlusconi e tutto ciò che rappresenta
- Dalla maleducazione
- Dai complimenti fuori luogo
- Da chi cerca i complimenti
- Dal blocco del polpastrello che fa dormire uno spazio nato per la libera espressione di liberi argomenti, ma che per mille motivi giace inerme e piccolino nella blogosfera.
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lunedì 25 febbraio 2013
Sono schifata
martedì 29 maggio 2012
Di che morte morire
Questa vignetta di Carlos Latuff esprime molto bene la situazione politica egiziana: al ballottaggio presidenziale ci saranno Mohamed Morsy, dei Fratelli Musulmani e Ahmed Shafiq, il cui idolo è Mubarak.
Ora gli egiziani dovranno solo scegliere di che morte morire.
A farla tragica.
A voler trovare il bicchiere mezzo pieno, si può dire che le ideologie rivoluzionarie avrebbero vinto se si fossero unite in meno candidati (anche se, per amor di verità, bisogna ricordare che il vero rivoluzionario purista non è andato a votare, considerando il sistema elettorale corrotto e da riformare costituzionalmente). Basti pensare che il terzo classificato, Hamdeen Sabbahi, ha ottenuto il 20% dei voti, e in roccaforti islamiche quali Cairo, Giza e Alessandria.
Come raccontato benissimo nel blog in 30 secondi, a posteriori fa quasi ridere il grande successo del primo dibattito televisivo "all'americana" tra Amr Moussa (ex segretario generale della Lega Araba) e Abu el Futuh (strano personaggio ex Fratello Musulmano, sostenuto da salafiti, liberali, laici, anche copti), considerati i due favoriti.
Non voglio fare la complottista a tutti i costi, ma sembrerebbe una mossa per sviare l'attenzione dai candidati che, alla fine della fiera, sono risultati i due vincitori e gli interlocutori perfetti per l'occidente. Shafiq per continuità storica, data la sua adorazione per l'ex raís, e Morsy perché, come spiegava il sopracitato blog già un anno fa, i Fratelli Musulmani "sono il referente naturale delle amministrazioni americane perché altri soggetti sono o troppo deboli (i cosiddetti “liberali”) o troppo in conflitto con gli interessi americani", e perché "il potere dei Fratelli Musulmani assicurerebbe, più o meno, lo stesso genere di “stabilità” che c’era con Mubarak. Con un surplus di globalizzazione, che a Washington non fa per niente schifo".
Parlo con tanti egiziani, e sento molti punti di vista: quello degli elettori di sinistra, che votano Sabbahi, quello degli ossessionati dal problema della sicurezza, che votano Shafiq, quello dei fissati con la religione che votano Abu el-Futuh. Alla fine non sono gli integralisti a votare per Morsy, sono i leghisti. Lo so, sembro pazza, ma di carroccio me ne intendo, modestamente vengo da un bacino elettorale leghista di tutto rispetto, oltre che ultimo baluardo degli ultimi singhiozzi del partito. Insomma sono uguali: creduloni, ex comunisti molto spesso, religiosi quando gli pare, interessati al ritorno economico, xenofobi di convenienza, etc.
Togliendomi le vesti da complottista, sono un po' arrabbiata con gli egiziani: mi aspettavo un'affluenza alle urne molto più copiosa. Che cosa mi rappresenta questo 43% degli iscritti alle liste elettorali (50 milioni sugli 80 milioni aventi diritto)? Ya ragel!
Non sono sconvolta per il successo di Morsy (anche se mi dispiace), perché so bene dove si stava dirigendo l'Egitto da molti anni a questa parte, un po' in contrapposizione al regime mubarakiano, un po' in reazione alla crisi economica, un po' come conseguenza delle mancate riforme sull'istruzione, considerando anche che i Fratelli Musulmani, pur essendosi divisi in varie fazioni, sono l'unica forza politica in grado di costituire un partito vero e proprio, sia dal punto di vista organizzativo, sia da quello monetario. Sono allibita dalle preferenze accordate a Shafiq, proprio come Baraem nel suo blog.
I voti degli egiziani all'estero sono stati, invece, molto interessanti. Bassa affluenza comunque, perché evidentemente la registrazione online non era facile per tutti. In ordine di preferenza, i risultati sono stati: Mohamed Morsy, Abu el-Futuh, Hamdeen Sabbahi, Amr Moussa e Ahmed Shafiq. Morsy vince anche all'estero, emblema della proiezione politica dell'egiziano medio all'estero: i Fratelli Musulmani sono quelli che portano avanti la loro identità religiosa, che coincide con quella sociale (e purtroppo, ora, anche politica) e conferisce loro legittimità come individui e come comunità; i Fratelli Musulmani sono quelli che, assieme alle loro rimesse, hanno aiutato e dato fiducia alle loro famiglie, andando porta a porta a fare propaganda e a regalare generi alimentari. Gli egiziani e il mangiare, si sa, sono un po' come gli italiani e il mangiare. Inscindibili.
Shafiq non ha avuto particolare seguito all'estero, ma la pubblicazione dei risultati prima delle elezioni in Egitto ha, a mio modesto parere, influenzato il voto del già influenzabile egiziano nei confronti di Morsy. E anche questo mi fa un po' pensare a manipolazioni o brogli (già denunciati) da parte del regime.
In conclusione, propongo l'immagine che ho io dell'Egitto e degli Egiziani nell'ultimo periodo. Non prendetevela a male, è pieno d'affetto.
venerdì 22 luglio 2011
"Tahrirland" e dintorni
| Foto presa qui |
- quella degli abitanti di Tahrirland, chiamata "Il Venerdí dell'Unità", per dimostrare la coalizione contro le forze ancora in piedi del regime
- quella dei salafiti, chiamata "Il Venerdí dell'Identità e della Stabilità", per esprimere dissenso contro il manifesto di valori sovra-costituzionali, troppo laici per i loro gusti
- quella dei nostalgici nasseriani, chiamata "Il venerdí della Giustizia Sociale" per festeggiare la rivoluzione (nasseriana, per l'appunto) del 23 Luglio 1952
I Fratelli Musulmani hanno deciso di non partecipare a nessuna di queste. Magari tramano nell'ombra, ma li vedo un po' persi. Lo spauracchio dell'occidente, prima si unisce alla rivolta del 25 Gennaio soltanto verso la fine, poi si fa promotore de "Il Venerdí dell'Insistenza" dell'8 Luglio, poi vuole produrre un film sulla rivoluzione. Nel frattempo, ricordo, si sono scissi in 5 (ben cinque) partiti, e le tentano tutte per guadagnarsi consensi. C'è grossa crisi, nella vecchia Ikhwan, si stava meglio quando si stava peggio, eh?
E mi sa che gli USA non sanno più che pesci pigliare, dopo che avevano individuato proprio nei Fratelli Musulmani gli interlocutori più appetibili del panorama egiziano attuale . Di sicuro non i salafiti (che sono pure pochi, solo che ora sono visibili, prima no, nascosti nelle piccole moscheucce di campagna - continuo a ripeterlo), di sicuro non i ragazzi di Tahrir (troppo rivoluzionari, troppo autonomi, troppo democratici), di sicuro non i militari (come si permettono di rifiutare gli aiuti della Banca Mondiale e dell'FMI?)
In tutto questo, una blogger sempre aggiornatissima ci elenca i punti del progetto di legge elettorale.
Non mi piace un granché, a parte la possibilità di votare con la carta d'identità e l'abbassamento dell'età per la candidatura all'assemblea popolare da 30 a 25 anni. Molte cose non chiare, come l'abolizione delle quote rosa (ma l'obbligo di almeno una donna in ogni lista - ?), o la possibilità di voto per i residenti all'estero, per non parlare dell'abolizione degli slogan religiosi (vecchia guardia e comportamento da struzzo) e del rifiuto degli osservatori internazionali come rifiuto alla sovranità (ehm...). Staremo a vedere.
Nel frattempo, dove si sta bene e si gioca a Monopoli con gli USA c'è chi pensa a tutt'altro, come per esempio Hamad, che modifica il corso delle acque perché il suo nome sia visibile dallo spazio.
Queste sí che sono priorità.
Oppure, ancor peggio e di italica reminiscenza, c'è chi progetta un ponte sul Mar Rosso per arrivare direttamente in Arabia Saudita.
A me sembra che gli unici a capire qualcosa del mondo sono proprio qui
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giovedì 30 giugno 2011
Egitto. Non solo la piazza Tahrir del tg
Un paese che è stato la culla della civiltà, ma che poi si è un po' ripiegato su se stesso, salvo poi dimostrare una superba posizione eretta grazie al vento della primavera araba.
Era da tanto che i media italiani non si occupavano d'Egitto, fino agli scontri nella ormai famosa piazza Tahrir di questi giorni. Scontri di cui io non parlero', perchè c'è chi lo fa molto meglio di me qui e qui.
La cosa cozza con l'insistente passaggio dello spot di promozione del turismo in Egitto. Mi immedesimo nell'italiano medio1: "ah vedi, pubblicizzano l'Egitto, ma il Mar rosso è in Egitto? ma Siarm el Sieík è in Mar Rosso? Ah ecco, si', allora possiamo prenotare, evvai!!! Speriamo che lo Smaila's sia aperto e inviti la Canalis ora che è single". O nell'italiano medio2, meglio conosciuto per quello-che-ne-sa-a-pacchi: "Ah vedi, pubblicizzano l'Egitto, staranno morendo di fame, col casino che hanno fatto. Figurati se ci vado, non si sa mai quello che potrebbe succedere!". O nell'italiano medio3, cioè italiano medio1 a seconda ripresa: "Ma allora Siarm el Sieík non è in Egitto? E quindi posso andare allo Smaila's sperando che invitino la Canalis ora che è single, tanto il Cairo non è sul Mar Rosso, no?" A questi si potrebbe aggiungere anche l'italiano medio4, che crede che le piramidi siano a Sharm el Sheikh , ma potrei continuare all'infinito.
In realtà riesco molto bene ad immedesimarmi anche nell'egiziano medio che aish barra (vive all'estero), che ritiene che nel suo paese la situazione non sia sicura, che oramai basta, la smettano di scendere in piazza, mubarak è caduto, vogliamo i turisti, che pensano che i suoi compatrioti sino dei trogloditi, che si stava meglio quando si stava peggio... etc.
Come dicevo, pero', non voglio parlare di piazza Tahrir - la rivoluzione che continua, ma vorrei portare l'attenzione dei lettori (tre, considerando che mia mamma è in ferie) su quello che l'Egitto sta vivendo, oltre ai chiarissimi eventi degli ultimi giorni e all'evidente crisi economica che impera.
- i Fratelli Musulmani si sono divisi in diversi partiti: sono arrivati a 5. Forse non erano poi cosi' coesi ed organizzati come sembrava...
- per la prima volta, gli sciiti non vengono picchiati ed arrestati durante una loro festività. Tanto per dire che c'è chi nel mondo si impegna nell'ambito della tolleranza religiosa
- Nilo: il vecchio Mubarak, nella sua sfavillante politica estera con ricchi premi e cotillons, si era dimenticato di un piccolo dettaglio: l'acqua. eh, hai detto niente... l'Egitto, se non si dà una mossa, rischia di essere surclassato da paesi dell'africa nera a cui, evidentemente, si era sempre ritenuto superiore. Ocio, che se ti fregano l'acqua, poi son dolori! Ma la mossa l'Egitto se la sta dando, e dopo 25 anni di rapporti inesistenti, il Primo Ministro Essam Sharaf è andato in visita in Etiopia. Non è una cosa da poco.
- I rappresentanti di 3 chiese copte e molti attivisti copti in egitto hanno respinto la richiesta di protezione internazionale fatta da alcuni egiziani copti al congresso USA, con un linearissimo "i copti sono sotto la protezione dello stato egiziano e musulmani e cristiani in Egitto sono sotto la protezione di Dio, che ha nominato l'Egitto e il suo popolo sia nel Corano, sia nella Bibbia". Che altro dire, se non che dovremmo imparare l'amor di patria da chi è abituato a crescere insieme?
- l'Egitto ha rifiutato i prestiti dell'FMI e della Banca Mondiale, evitando di rimettersi nelle mani dei potenti. Il FMI e la Banca Mondiale sono stati duramente criticati anche durante la rivoluzione, poiché visti come strumenti per fare dell'Egitto un burattino manovrato dalle potenze occidentali. Secondo il Ministro delle Finanze Samir Radwan, l'Egitto non ne ha bisogno, ce la farà con le sue proprie risorse. Chapeau. Peccato solo quei regalini da Qatar e Arabia Saudita... paesi che non mi sembrano esattamente filantropi, ma tant'è, non è da tutti una decisione simile.
Sinceramente, invece che dissuadermi, tutto questo fermento esercita su di me una forza gravitazionale ostacolata solo dal piccolo dettaglio della mancanza di ferie.
mercoledì 27 aprile 2011
Il calderone di Nonno Giovanni (Sartori)
Non lo dico io, lo dicono tutti. Ah no, scusate, stavo ri-citando Souad Sbai, eminente argomentatrice.
Da un intellettuale del suo calibro mi aspetterei un minimo di approfondimento…almeno lessicale! Almeno tra Islam, estremisti di Al Qaeda, Fratelli Musulmani, islamismo. Lascio perdere "islamici", oramai me ne devo fare una ragione che viene usato come sinonimo di musulmani. Non sono un'arabista e lascio il compito a loro. Oppure la sua è una provocazione che si dovrebbe evincere dal titolo? Parla di calderone perché mette tutto insieme alla rinfusa senza scendere nei particolari? Particolari…qui è stato lasciato da parte l'abc. Spero volutamente, ma ne dubito.
In fondo lo capisco, alla sua età la paura di ciò che non si conosce si fa ancora più invalidante, e le cattive frequentazioni non aiutano.
Perché non si mette la galabya e se ne sta a casa a leggere Al -Masry Al-Youm? Un altro arabeggio, che si potrebbe tradurre con perché non si mette le pantofole e se ne sta a casa a leggere il Fatto Quotidiano? O giocare a carte, scacchi, bocce, andare a Uomini e Donne senior, girare per cantieri, portare a spasso il cane, passare i pomeriggi in osteria…non so. Tanto per fare un calderone di luoghi comuni sugli anziani, cosa totalmente maleducata e irrispettosa, proprio come il suo articolo.
L'aforisma di cui sopra è di Giovanni Sartori, simpatico nonnetto da salotto intellettuale nonché illustre politologo. Senza alcuna ironia.
Grazie ai suoi libri ho passato l'esame di Scienza della Politica, della serie "I sistemi partitici for dummies". È un geniaccio nel suo, e mi fa morire quando spiega la situazione politica in Italia, anche se non sono propriamente d'accordo con le sue inclinazioni ideologiche, per così dire. Ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare e a Sartori quel che è di Sartori. Chapeau.
| Immagine tratta da http://www.vanityfair.it/ |
A patto che rimanga nel suo.
Nonno Giovanni (mi rivolgo così rispettosamente, non sarcasticamente, una forma di cortesia alla araba), scrive un editoriale sul Corriere della Sera, intitolato Il calderone mediterraneo, di cui mi indigno. Non tanto per i contenuti, quanto per la preoccupazione per la reputazione del professore.
Da un intellettuale del suo calibro mi aspetterei un minimo di approfondimento…almeno lessicale! Almeno tra Islam, estremisti di Al Qaeda, Fratelli Musulmani, islamismo. Lascio perdere "islamici", oramai me ne devo fare una ragione che viene usato come sinonimo di musulmani. Non sono un'arabista e lascio il compito a loro. Oppure la sua è una provocazione che si dovrebbe evincere dal titolo? Parla di calderone perché mette tutto insieme alla rinfusa senza scendere nei particolari? Particolari…qui è stato lasciato da parte l'abc. Spero volutamente, ma ne dubito.
Anche il concetto di dittatore moderato è davvero spassoso, sempre detto che è un gran simpaticone!
In fondo lo capisco, alla sua età la paura di ciò che non si conosce si fa ancora più invalidante, e le cattive frequentazioni non aiutano.
Però potrebbe continuare a istruirci su sistemi partitici ed elettorali (ne abbiamo tanto bisogno), invece che farsi coinvolgere dall'afflato islamofobo e un po' banalotto che da parecchio permea il giornale per cui scrive.
Forse nessuno lo leggerebbe? In effetti… non sono certo argomenti nazional-popolari, non in Italia, almeno. Visto che lo dice il professore stesso, se il mondo è troppo complicato e nemmeno gli esperti lo capiscono, di cosa esattamente sta parlando nel suo calderone?
Forse nessuno lo leggerebbe? In effetti… non sono certo argomenti nazional-popolari, non in Italia, almeno. Visto che lo dice il professore stesso, se il mondo è troppo complicato e nemmeno gli esperti lo capiscono, di cosa esattamente sta parlando nel suo calderone?
Perché non si mette la galabya e se ne sta a casa a leggere Al -Masry Al-Youm? Un altro arabeggio, che si potrebbe tradurre con perché non si mette le pantofole e se ne sta a casa a leggere il Fatto Quotidiano? O giocare a carte, scacchi, bocce, andare a Uomini e Donne senior, girare per cantieri, portare a spasso il cane, passare i pomeriggi in osteria…non so. Tanto per fare un calderone di luoghi comuni sugli anziani, cosa totalmente maleducata e irrispettosa, proprio come il suo articolo.
mercoledì 13 aprile 2011
Bigotti di tutto il mondo, unitevi!
Il terrorismo è indefinibile da quanto è inconcepibile, ma veramente dobbiamo sprecare parole per dire che musulmano non significa terrorista? No, mi rifiuto, al massimo vi consiglio un film: “Il mio nome è Khan”. Guardatelo, è un po’ lungo, un po’ polpettone, ma molto bello, con quello stile tipicamente bollywoodiano che mi piace tanto.
Quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo…no, attenzione, perché mi ci includo? Ma si’, non fa mai male mettersi in discussione (cosa che molti bigotti ignoranti non fanno, ma facciamo finta). Dicevo…quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo non capiamo cosa significa seguire i precetti di una religione.
Abbiamo anteposto la dormita domenicale alla messa da talmente tanto tempo che la richiesta di costruzione di un luogo di culto ci pare un affronto al nostro amor proprio. Ci inalberiamo per la proposta di rimozione del crocefisso nei luoghi pubblichi e corriamo a difenderci dall’invasione islamica senza renderci conto che la richiesta era stata fatta da un’atea. Dimentichiamo le preghiere e appena sentiamo Allahu akbar ci aspettiamo di vedere un uomo con uno zainetto imbottito di tritolo. Siamo talmente perversi nel nostro bigottismo che consideriamo un musulmano integrato se beve alcol e mangia maiale.
Quindi…ci vogliamo ancorare alle nostre radici cattoliche perché? Per strizzare l’occhiolino ad atei, agnostici e apostati e dare di gomito a chi non rispetta i comandamenti della sua confessione? Beh, siamo dei personaggi interessanti.
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| vignetta presa da http://ladyradio.noblogs.org/category/vignette/ |
Leggo nel sito de Il Fatto Quotidiano un post del blog di Giulietto Chiesa, intitolato “Ma quanto siamo bigotti?” http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/06/quanto-siamo-bigotti/102558/ A sua volta, il post fa riferimento a un articolo di James Carroll, sull’International Herald Tribune del 5 aprile.
Il succo è: noi occidentali siamo bigotti e ignoranti. A causa della nostra ignoranza, dunque, riteniamo ciò che non conosciamo, l’islam, nel caso citato da Carroll , violento e pericoloso.
Non che il considerarci bigotti e ignoranti mi sorprenda, ma mi fa riflettere su quanto invece siamo simili, noi occidentali e loro, i temutissimi musulmani.Il terrorismo è indefinibile da quanto è inconcepibile, ma veramente dobbiamo sprecare parole per dire che musulmano non significa terrorista? No, mi rifiuto, al massimo vi consiglio un film: “Il mio nome è Khan”. Guardatelo, è un po’ lungo, un po’ polpettone, ma molto bello, con quello stile tipicamente bollywoodiano che mi piace tanto.
Quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo…no, attenzione, perché mi ci includo? Ma si’, non fa mai male mettersi in discussione (cosa che molti bigotti ignoranti non fanno, ma facciamo finta). Dicevo…quello che mi fa ridere è che nel nostro bigottismo non capiamo cosa significa seguire i precetti di una religione.
Abbiamo anteposto la dormita domenicale alla messa da talmente tanto tempo che la richiesta di costruzione di un luogo di culto ci pare un affronto al nostro amor proprio. Ci inalberiamo per la proposta di rimozione del crocefisso nei luoghi pubblichi e corriamo a difenderci dall’invasione islamica senza renderci conto che la richiesta era stata fatta da un’atea. Dimentichiamo le preghiere e appena sentiamo Allahu akbar ci aspettiamo di vedere un uomo con uno zainetto imbottito di tritolo. Siamo talmente perversi nel nostro bigottismo che consideriamo un musulmano integrato se beve alcol e mangia maiale.
Quindi…ci vogliamo ancorare alle nostre radici cattoliche perché? Per strizzare l’occhiolino ad atei, agnostici e apostati e dare di gomito a chi non rispetta i comandamenti della sua confessione? Beh, siamo dei personaggi interessanti.
Siamo religiosi o no? Quando siamo religiosi e quando no?
Non sto a tirare fuori il discorso della carità cristiana perché mi sembra talmente collegata all’accoglienza che mi annoierei da sola (e qui non mi viene in mente nessun film da consigliare), ma sono stanca di sentir dire che lo tsunami di tutti questi tunisini (?) lede la nostra comunità e tradizione cattolica.
Siamo così ancorati alla nostra religione da chiamare convertiti coloro che decidono di professarla appieno seguendone alla lettera tutti i dettami...uhm... Convertiti. Ma de che? Non siamo bene o male tutti nati e cresciuti nell’educazione cattolica?
Però va di moda. Eccome se va di moda. Faccio zapping per due domeniche di seguito e incappo in Domenica 5 che ha come ospiti prima Nicola Le Grottaglie che dispensa perle di saggezza su temi quali aborto, matrimoni gay, adozioni da single, astinenza sessuale, e poi Claudia Koll con Paolo Brosio che si lodano e s'imbrodano per l’acquisita illuminazione divina. Poi, quasi per caso, m'imbatto in questo articolo dell’Espresso http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quanti-pallonari-in-nome-di-dio/2148714 dove scopro che Nicola Le Grottaglie non è solo nel mondo del calcio, ma è in ottima compagnia. Googlo un altro po’ e scopro che è un fenomeno davvero dilagante nell'ambiente televisivo.
Nulla da dire sulle scelte personali, ma mi lascia un po’ perplessa il contorno.
Soprattutto perché qui mi ricollego all’inizio, cioè a quanto simili siano i bigotti e gli ignoranti di entrambe le religioni prese in considerazione. Anche tra i musulmani, infatti, fa scalpore l’attrice che a un certo punto si ritira dalla professione e si mette l’hijab (velo che copre capelli e collo): viene invitata nelle trasmissioni e spesso si fa anche messaggera della “conversione”. Che cos’è l’hijab se non un simbolo di ostentazione dell’appartenenza religiosa? Un po’ come la croce tamarra di Povia che ancheggia a Ballando con le Stelle, forse addirittura meno trash.
Anche nelle moschee c’è moria di fedeli, anche nelle case nordafricane la tv la fa da padrona nel lobotomizzare le menti, anche nel mondo arabo si preferisce il centro commerciale alla preghiera diurna. Anche "da loro" un cristiano che non va a messa tutte le domeniche e che è in grado di dire As-salamu al-aykum è guardato con simpatia e con meno diffidenza.
Anche i musulmani, nelle loro scelte politiche e/o sociali, traggono legittimità dalla religione. Dovrebbe sorprenderci? Perché Democrazia Cristiana sì e Fratelli Musulmani no? Perché in Egitto ci sono anche molti cristiani, quindi sarebbe discriminante per loro essere governati da un partito fondato sulle basi di un’altra religione. E nel nostro occidente ci sono tanti musulmani, buddhisti, ebrei, induisti, seguaci di scientology e chi più ne ha più ne metta. Ma non son degni di essere considerati, no?
Perché non potremmo prenderci per mano e imparare l’uno dall’altro (faccio un po’ catechista, eh?) a costruire una struttura di sana convivenza e arricchimento reciproco?
Perché io lo vedo possibile? Sono pazza?
Perché io lo vedo possibile? Sono pazza?
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martedì 5 aprile 2011
Dei Fratelli Musulmani e di altri demoni
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Chissenestrafrega se il regime è trent'anni che ha fatto della tortura un modus operandi per ottenere informazioni, annientare gli oppositori o semplicemente mettere in atto ataviche ripicche anche di origine famigliare. Chissenestrafrega se un numero inconcepibile di giovani bloggers, giornalisti, scrittori sono stati massacrati per anni nei bui corridoi di qualche edificio statale. Chissenestrafrega se innumerevoli donne hanno subito umiliazioni e violenze inenarrabili solo perché parenti di qualche carcerato. Chissenestrafrega se gli osservatori dei diritti dell'uomo denunciano queste pratiche da trent'anni.
Quello che dovrebbe interessarci, secondo la luminare Souad Sbai e i suoi seguaci, dovrebbe essere questo singolo caso. Bene, lo analizzo volentieri.
1- Veniamo a conoscere l'accaduto a pochi giorni di distanza. Per la straordinaria efficienza di Amnesty International? No, per la prontezza con cui ragazze e ragazzi hanno denunciato lo scempio. E vi pare poco? In un paese dove fino a poco tempo fa c'era il terrore persino di dichiarare la propria appartenenza politica. Grazie a Dio lo sappiamo! Grazie a questi ragazzi e ragazze l'Egitto può migliorare e gli egiziani prendere coscienza di quelli che sono i loro diritti, non solo civili e politici, ma anche e soprattutto umani. Sono stati talmente annientati dal regime che, proprio perché coscienti di ciò cui sarebbero potuti andare incontro, ingoiavano bile e orgoglio piuttosto che mettere in pericolo se stessi o le proprie famiglie.
| Hassan al Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani |
Beh, forse le sono sfuggiti 2-3 passaggi: l'ikhwan (la fratellanza) si sta sfaldando, a oggi sono nati almeno tre altri movimenti da altrettante tre scissioni. I fratelli musulmani hanno avuto seguito non tanto perché paladini della religiosità, ma perché vicini al popolo. Andando porta a porta, parlando di welfare, pensioni, aumenti di salario, sussidi, posti di lavoro. Ciò che maggiormente interessa gli egiziani. Che sono un popolo religioso, è vero, quindi più facilmente conquistabile con un approccio fideistico.
Non è la storia dei Fratelli Musulmani che voglio scrivere, volevo solo fare alcune precisazioni: essi esistono, ci sono e sono abbastanza radicati nella società. Ma sono antichi, un po' arenati, fermi. Perciò le rotture al loro interno, la creazione di ali riformiste o progressiste.
Non è la storia dei Fratelli Musulmani che voglio scrivere, volevo solo fare alcune precisazioni: essi esistono, ci sono e sono abbastanza radicati nella società. Ma sono antichi, un po' arenati, fermi. Perciò le rotture al loro interno, la creazione di ali riformiste o progressiste.
Sono bigotti, noiosi, pesanti, integralisti. Umpf, vecchi. Un po' come Giuliano Ferrara, insomma. E certo, se "c'è del marcio in Danimarca", figuriamoci in Egitto e tra le file di un movimento fino a oggi ai limiti della legalità. Certo, ci sono cellule che inneggiano alla lotta armata, ma non sono i Fratelli Musulmani a volere questo. Semplicemente, sono troppo furbi e troppo avanti con i consensi per accettare un'impostazione del genere.
Non a caso, la maggior parte di coloro con velleità terroristiche da molto tempo non opera in Egitto, che non è di sicuro un paese con un bacino jihadista molto fertile. Preferiscono cercare gloria e successi all'estero, chiamatela fuga di cervelli o mania di protagonismo, o nemo-profeta-in-patria-ismo.
Non a caso, la maggior parte di coloro con velleità terroristiche da molto tempo non opera in Egitto, che non è di sicuro un paese con un bacino jihadista molto fertile. Preferiscono cercare gloria e successi all'estero, chiamatela fuga di cervelli o mania di protagonismo, o nemo-profeta-in-patria-ismo.
E comunque, per quanto presenti e/o malvagi possano essere, di sicuro non hanno preso il potere. Evitiamo di dare notizie false, magari.
3- mi ricollego al punto 2: Qaradawi, sempre nominato come spauracchio dalla spettabile onorevole. Qaradawi è un altro che, un po' come la Raffaella Carrà dell'islam, ha avuto successo altrove: è il paladino della parola di Hassan al Banna (fondatore dell'Ikhwan), un purista della religione e della sua shari'a. Si diverte pronunciando e lanciando fatawa (plurale di fatwa, pronunciamento giuridico su base shariatica – non traduzione di sentenza di morte come vuole far intendere la signora Sbai) a destra e a manca. È una star della tv, tanto da rifiutare per due volte il comando del movimento dei fratelli. Non mi sembra il peggiore di tutti i mali, ho trovato molto più inquietante il discorso di Muhammad Husayn Ya‘qūb, esponente dell'islam salafita, di cui si può trovare la traduzione qui: http://temi.repubblica.it/limes/se-il-si-al-referendum-diventa-un-obbligo-religioso/21933.
Però forse le parole "fratelli musulmani", per pura e semplice semantica e perché contenente in sé l'aggettivo "musulmano" portano con sè tutti i cliché e i pregiudizi di cui ignoranti e finti tali si armano. È più efficace, fa più breccia, per non dire più audience.
Se si comincia a parlare di salafismo o whahabbismo, in effetti, si va troppo sul difficile, sull'intellettuale, sui paroloni. E invece il vero problema sta lì, cara onorevole, cari ignoranti (nel senso che ignorano), cari superficiali (nel senso che non hanno né tempo né voglia di approfondire…ma parlassero d'altro, dico io).
Sempre se vogliamo per forza trovare lo spauracchio, ovviamente. Che c'è, per carità, gli estremisti ci sono, predicano, vengono ascoltati e anche acclamati. In Egitto l'analfabetismo è una piaga sociale (orgogliosamente fomentata dal regime), e per questi ampi strati di popolazioni, come Marx insegna (e non solo), la religione funge da oppiaceo, dà legittimazione, dà consapevolezza di sé. La religione dà a chi non ha mezzi (economici, ma soprattutto intellettuali) un perché e uno scopo, un'identità e un fine.
Però… preferisco che questi predicatori sproloquino alla luce del sole. Magari il nostro fegato stava un po' meglio a non sentire certi discorsi, ma se devo pensare alla strada verso la democrazia, scelgo decisamente il salafita in piazza, da inneggiare o contestare, a seconda.
Prima della caduta del regime, personaggi come Yacub tramavano nell'ombra…ma sostenendo il regime. Perché, secondo l'interpretazione shariatica di questi "puristi", è contro l'islam deporre un musulmano, anche se sanguinario dittatore.
Grazie a loro, dunque, e strizzando anche un occhiolino ai fratelli, il nostro deposto Mubarak ha potuto fare quello che ha fatto.
E che continua a fare, tirando i fili dei suoi burattini da Sharm el Sheikh (ancora e sempre smentite le voci che lo vorrebbero in fuga verso l'estero).
E poi…anche se fosse…parliamoci chiaro…non è che noi rivoluzionari-col-culo-al-caldo-con-il-pop-corn-davanti-a-al-jazeera-english (cit. Sherif el Sebaie http://salamelik.blogspot.com/2011/03/rivoluzione-si-ma-casa-loro.html e altri) ci aspettavamo che la democrazia cominciasse dopo il forfait di Mubarak. Highlander vive a Sharm, non è esattamente in esilio. I suoi uomini sono attivamente presenti nelle istituzioni, perché non dovrebbero esserlo i metodi? http://www.almasryalyoum.com/en/node/384814
La lotta è dura, e non è che appena cominciata. E la strada è lunga, tortuosa, in salita e piena di dossi. Ma è più che mai viva (http://it.peacereporter.net/articolo/27728/Egitto,+il+movimento+'25+gennaio'+lancia+ultimatum+alle+forze+armate).
Non smetterò mai di ripeterlo. L'Egitto vive ancora, si è svegliato da un lungo torpore, non si accontenterà facilmente.
Mi aspetterei da una cosiddetta esperta del mondo arabo un discernimento a più largo spettro, un uso dei termini più appropriato e un briciolo di obiettività. Ma sono un'utopista un po' naïf, si sa.
marghe
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