martedì 5 aprile 2011

Dei Fratelli Musulmani e di altri demoni


Grande allarme, tra chi ha fatto dell'islamofobia la sua bandiera elettorale, per 18 donne torturate recentemente al Cairo e sottoposte a test di verginità http://www.souadsbai.com/home/index.php?option=com_content&view=article&id=694:egitto-sbai-pdl-e-iniziata-lera-dei-fratelli-musulmani&catid=3:comunicati-stampa&Itemid=4. Perché non è la tortura in tutte le sue barbare forme a essere condannata, è la parola verginità che fa scalpore.

Chissenestrafrega se il regime è trent'anni che ha fatto della tortura un modus operandi per ottenere informazioni, annientare gli oppositori o semplicemente mettere in atto ataviche ripicche anche di origine famigliare. Chissenestrafrega se un numero inconcepibile di giovani bloggers, giornalisti, scrittori sono stati massacrati per anni nei bui corridoi di qualche edificio statale. Chissenestrafrega se innumerevoli donne hanno subito umiliazioni e violenze inenarrabili solo perché parenti di qualche carcerato. Chissenestrafrega se gli osservatori dei diritti dell'uomo denunciano queste pratiche da trent'anni.

Quello che dovrebbe interessarci, secondo la luminare Souad Sbai e i suoi seguaci, dovrebbe essere questo singolo caso. Bene, lo analizzo volentieri.

1- Veniamo a conoscere l'accaduto a pochi giorni di distanza. Per la straordinaria efficienza di Amnesty International? No, per la prontezza con cui ragazze e ragazzi hanno denunciato lo scempio. E vi pare poco? In un paese dove fino a poco tempo fa c'era il terrore persino di dichiarare la propria appartenenza politica. Grazie a Dio lo sappiamo! Grazie a questi ragazzi e ragazze l'Egitto può migliorare e gli egiziani prendere coscienza di quelli che sono i loro diritti, non solo civili e politici, ma anche e soprattutto umani. Sono stati talmente annientati dal regime che, proprio perché coscienti di ciò cui sarebbero potuti andare incontro, ingoiavano bile e orgoglio piuttosto che mettere in pericolo se stessi o le proprie famiglie.

Hassan al Banna, fondatore dei Fratelli Musulmani
2- Fratelli Musulmani. Secondo l'Onorevole Souad Sbai, questo è il frutto della presa del potere dei famigerati. Come lei stessa aveva predetto, del resto. Giustificando la sua interessante tesi con un illuminatissimo "non lo dico io, lo dicono tutti".
Beh, forse le sono sfuggiti 2-3 passaggi: l'ikhwan (la fratellanza) si sta sfaldando, a oggi sono nati almeno tre altri movimenti da altrettante tre scissioni.  I fratelli musulmani hanno avuto seguito non tanto perché paladini della religiosità, ma perché vicini al popolo. Andando porta a porta, parlando di welfare, pensioni, aumenti di salario, sussidi, posti di lavoro. Ciò che maggiormente interessa gli egiziani. Che sono un popolo religioso, è vero, quindi più facilmente conquistabile con un approccio fideistico.
Non è la storia dei Fratelli Musulmani che voglio scrivere, volevo solo fare alcune precisazioni: essi esistono, ci sono e sono abbastanza radicati nella società. Ma sono antichi, un po' arenati, fermi. Perciò le rotture al loro interno, la creazione di ali riformiste o progressiste.
Sono bigotti, noiosi, pesanti, integralisti. Umpf, vecchi. Un po' come Giuliano Ferrara, insomma. E certo, se "c'è del marcio in Danimarca", figuriamoci in Egitto e tra le file di un movimento fino a oggi ai limiti della legalità. Certo, ci sono cellule che inneggiano alla lotta armata, ma non sono i Fratelli Musulmani a volere questo. Semplicemente, sono troppo furbi e troppo avanti con i consensi per accettare un'impostazione del genere.
Non a caso, la maggior parte di coloro con velleità terroristiche da molto tempo non opera in Egitto, che non è di sicuro un paese con un bacino jihadista molto fertile. Preferiscono cercare gloria e successi all'estero, chiamatela fuga di cervelli o mania di protagonismo, o nemo-profeta-in-patria-ismo.
E comunque, per quanto presenti e/o malvagi possano essere, di sicuro non hanno preso il potere. Evitiamo di dare notizie false, magari.

3- mi ricollego al punto 2: Qaradawi, sempre nominato come spauracchio dalla spettabile onorevole. Qaradawi è un altro che, un po' come la Raffaella Carrà dell'islam, ha avuto successo altrove: è il paladino della parola di Hassan al Banna (fondatore dell'Ikhwan), un purista della religione e della sua shari'a. Si diverte pronunciando e lanciando fatawa (plurale di fatwa, pronunciamento giuridico su base shariatica – non traduzione di sentenza di morte come vuole far intendere la signora Sbai) a destra e a manca. È una star della tv, tanto da rifiutare per due volte il comando del movimento dei fratelli. Non mi sembra il peggiore di tutti i mali, ho trovato molto più inquietante il discorso di Muhammad Husayn Ya‘qūb, esponente dell'islam salafita, di cui si può trovare la traduzione qui: http://temi.repubblica.it/limes/se-il-si-al-referendum-diventa-un-obbligo-religioso/21933.
Però forse le parole "fratelli musulmani", per pura e semplice semantica e perché contenente in sé l'aggettivo "musulmano" portano con sè tutti i cliché e i pregiudizi di cui ignoranti e finti tali si armano. È  più efficace, fa più breccia, per non dire più audience.
Se si comincia a parlare di salafismo o whahabbismo, in effetti, si va troppo sul difficile, sull'intellettuale, sui paroloni. E invece il vero problema sta lì, cara onorevole, cari ignoranti (nel senso che ignorano), cari superficiali (nel senso che non hanno né tempo né voglia di approfondire…ma parlassero d'altro, dico io).
Sempre se vogliamo per forza trovare lo spauracchio, ovviamente. Che c'è, per carità, gli estremisti ci sono, predicano, vengono ascoltati e anche acclamati. In Egitto l'analfabetismo è una piaga sociale (orgogliosamente fomentata dal regime), e per questi ampi strati di popolazioni, come Marx insegna (e non solo), la religione funge da oppiaceo, dà legittimazione, dà consapevolezza di sé. La religione dà a chi non ha mezzi (economici, ma soprattutto intellettuali) un perché e uno scopo, un'identità e un fine.
Però… preferisco che questi predicatori sproloquino alla luce del sole. Magari il nostro fegato stava un po' meglio a non sentire certi discorsi, ma se devo pensare alla strada verso la democrazia, scelgo decisamente il salafita in piazza, da inneggiare o contestare, a seconda.
Prima della caduta del regime, personaggi come Yacub tramavano nell'ombra…ma sostenendo il regime. Perché, secondo l'interpretazione shariatica di questi "puristi", è contro l'islam deporre un musulmano, anche se sanguinario dittatore.
Grazie a loro, dunque, e strizzando anche un occhiolino ai fratelli, il nostro deposto Mubarak ha potuto fare quello che ha fatto.
E che continua a fare, tirando i fili dei suoi burattini da Sharm el Sheikh (ancora e sempre smentite le voci che lo vorrebbero in fuga verso l'estero).

4- polizia / esercito / security state: tre corpi estremamente importanti nella struttura statale egiziana, oltre che del suo ultimo regime. Però eviterei di accostare l'esercito alle torture. Sebbene insito visceralmente nel regime, si è sempre rifiutato di sparare sui civili. Non avrà metodi soffici, non sarà un esempio di virtù e democrazia, ma la tortura è appannaggio degli altri due corpi, bracci malevoli e malati della dittatura.
E poi…anche se fosse…parliamoci chiaro…non è che noi rivoluzionari-col-culo-al-caldo-con-il-pop-corn-davanti-a-al-jazeera-english (cit. Sherif el Sebaie http://salamelik.blogspot.com/2011/03/rivoluzione-si-ma-casa-loro.html e altri) ci aspettavamo che la democrazia cominciasse dopo il forfait di Mubarak. Highlander vive a Sharm, non è esattamente in esilio. I suoi uomini sono attivamente presenti nelle istituzioni, perché non dovrebbero esserlo i metodi? http://www.almasryalyoum.com/en/node/384814
La lotta è dura, e non è che appena cominciata. E la strada è lunga, tortuosa, in salita e piena di dossi. Ma è più che mai viva (http://it.peacereporter.net/articolo/27728/Egitto,+il+movimento+'25+gennaio'+lancia+ultimatum+alle+forze+armate).
Non smetterò mai di ripeterlo. L'Egitto vive ancora, si è svegliato da un lungo torpore, non si accontenterà facilmente.

Mi aspetterei da una cosiddetta esperta del mondo arabo un discernimento a più largo spettro, un uso dei termini più appropriato e un briciolo di obiettività. Ma sono un'utopista un po' naïf, si sa.

marghe