lunedì 4 aprile 2011

Blog: il mio perché

Mi è stato gentilmente rimproverato di non avere le giuste credenziali per commentare la situazione politica egiziana. Perché io non vivo lì e non posso capire. Perché con il sederino al caldo (o meglio, al freddo, in questo caso) è facile inneggiare alla libertà degli altri. Libertà in cui, peraltro, ho avuto la fortuna di nascere.Se tanto mi dà tanto, non dovrei nemmeno commentare ciò che accade nel mio paese, visto che me ne sono andata, e probabilmente non avrei neppure le basi per farmi un'idea degli avvenimenti del paese che mi ospita, dal momento che sono una newcomer.
Tutto questo farebbe di me, dunque, un'ignorante disadattata che farebbe meglio a guardarsi al massimo i vari grandi fratelli proposti dai tre paesi in questione, o al massimo qualche video clip musicale. A prescindere dal fatto che, di norma, esprimo un'opinione soltanto se ne ho una (mia) e solo se conosco l'argomento, ritengo che non valga la pena di vivere senza schierarsi minimamente su alcuni temi.
 Se poi i temi che mi interessano sono un pochino pesantoni come politica, società, ambiente e dialogo interculturale (ommioddio!), chiedo venia. Prometto che faro' di tutto per appassionarmi alle vicissitudini della mamma di Valeria Marini in una qualche isola sperduta del pacifico, o al coinvolgente dibattito sul palinsesto estivo che minaccia di privarsi del concorso per veline. Son problemi anche quelli, mi rendo conto. (caspita, mi stavo dimenticando dell'inaspettata eliminazione dalla casa di Guendalina…non c'è più religione, davvero).
In effetti, forse avrei dovuto rimproverare ai miei professori di non insegnare relazioni internazionali, perché non sono mai stati ministri degli esteri, né economia dello sviluppo, perché non sono mai stati un imprenditore ruandese, né storia e istituzioni del medio oriente, perché non sono mai stati sheikh o rais.
Ma che discorso è? Solo perché non abito in un paese non posso conoscerlo? Certo la mia conoscenza non sarà accademica (e anche anche, vedi sopra), ma è sicuramente tale da permettermi un'opinione argomentabile. Molto più vasta di quella di alcuni autoctoni. Che hanno altri interessi e altri tipi di schieramenti, mica per altro. Che rimanessero a dibattere su quelli, dunque, invece che ergersi a opinionisti allo sbaraglio con tesi da sentito dire che manco dalla D'Urso si sentono certe superficialità.
Ovviamente sto allargando il discorso oltre l'Egitto. Penso ad esempio a Lampedusa. Non serve essere un Lampedusano o un migrante per avere qualcosa da dire sull'argomento. E non serve nemmeno essere Ministro dell'Interno, questo è chiaro.Serve interesse sull'argomento, qualche base normativo-antropologico-logistico-umanitaria e un po' di voglia di approfondire il rapporto cause-effetti.E anche lì. Le dinamiche sono talmente tante e sfaccettate che mi sembra impossibile non avere dubbi e non farsi delle domande sui propri sentimenti "a pelle". Evidentemente non è così logico, visto che è più facile bere ciò che ci viene propinato passivamente dei talk (rigorosamente da pronunciare con la L) del pomeriggio piuttosto che andarsi a leggere un libro o un articolo al riguardo, o magari addirittura parlare con un diretto interessato.


Io non so tutto, anzi, orgogliosamente so di non sapere. Solo che se non so, normalmente, scelgo due strade: o taccio, o mi informo. E dopo, casomai, mi esprimo. Non voglio fare la maestrina, né la saputella, voglio solo libertà di espressione su temi che mi interessano e appassionano.
E poi, diciamocela tutta: mio marito non ne può più delle mie declamazioni socio-poli-antro-religio-e-chi-più-ne-ha-più-ne-metta, e mi incoraggia a scrivere in un blog, così mi sfogo (dice lui) e così lo tarmo un po' meno (dico io). In effetti, ci sta tutto: mi alleggerisco il fegato con il mezzo a me più caro (la scrittura, e aggiungo anche il web), chi vuole mi ascolta, chi vuole mi schifa, chi vuole mi insulta, e magari offro anche qualche spunto di riflessione in più, perché no.